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Riforma dei reati tributari in vigore dal 22 ottobre

Dal 22 ottobre in vigore il restyling del nuovo regime penale tributario: soglie più alte per gli omessi versamenti, nuovo delitto di omessa presentazione della dichiarazione del sostituto di imposta, non punibilità per taluni reati se il debito tributario viene estinto prima dell’apertura del dibattimento.
Sono queste alcune delle principali novità contenute nel decreto legislativo n. 128/2015 di modifica dei reati tributari che entrerà in vigore il prossimo 22 ottobre.
Omessi versamenti
Le nuove regole sugli omessi versamenti delle ritenute e dell’Iva rappresentano, probabilmente, la novità con un immediato e più diffuso impatto. Nel primo caso la soglia di 50mila euro viene innalzata a 150mila euro, mentre nel secondo (Iva) la soglia penale passa a 250mila euro. In concreto, questi nuovi importi hanno riflessi sia per le violazioni commesse in passato sia per i procedimenti in corso: potranno beneficiare del favor rei quei contribuenti che hanno contenuto le omissioni entro le nuove soglie. Si pensi al caso di un’impresa che abbia omesso di versare (entro il 21 settembre 2015, data di presentazione del 770) le ritenute effettuate (e certificate) nel 2014 per 120mila euro, ovvero entro il 27 dicembre scorso non abbia versato l’Iva dovuta per il 2013, per 230mila euro. Queste violazioni, collocandosi al di sotto delle nuove soglie di rilevanza penale, non costituiscono più reato. Analogamente, anche coloro che dovessero avere procedimenti in corso, rispettando le citate nuove soglie, potranno avvalersi delle disposizioni più favorevoli.
La dichiarazione infedele
Anche la dichiarazione infedele subisce modifiche più favorevoli al contribuente: la soglia di punibilità di 50mila euro di imposta evasa diventa 150mila e il valore assoluto di imponibile evaso passa da due a tre milioni. Vengono poi esclusi dalla rilevanza penale i costi indeducibili se reali, e gli errori sull’inerenza e sulla competenza. Da evidenziare poi che il decreto prevede espressamente che la parola «fittizi» ovunque prevista nella norma debba essere intesa come “inesistenti” e quindi in futuro nessun costo realmente sostenuto ancorché indeducibile potrà alimentare l’’imposta evasa ai fini penali.
I nuovi reati
Sono introdotte due nuove fattispecie penali: l’omessa presentazione della dichiarazione del sostituto di imposta, che comporterà la reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni e l’indebita compensazione di crediti inesistenti (reclusione da 18 mesi a 6 anni). Sia l’omissione del 770, sia la compensazione di crediti inesistenti scatteranno qualora l’ammontare rispettivamente delle ritenute non versate e della compensazione effettuata risulti superiore a 50mila euro.
Sanzioni più alte
Sono previsti incrementi di pena (che ovviamente varranno per le violazioni commesse dal 22 ottobre 2015, data di entrata in vigore del decreto) per l’omessa presentazione della dichiarazione (reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni e non più da 1 a 3 anni) e per l’occultamento e sottrazione di scritture contabili (sanzione da un anno e sei mesi a sei anni e non più da sei mesi a cinque anni).
Da notare, peraltro, che per l’omessa presentazione della dichiarazione, viene innalzata la soglia di punibilità da 30mila a 50mila euro.
Non punibilità
I reati di omesso versamento e di indebita compensazione (ad eccezione dei crediti inesistenti) non sono punibili se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il contribuente estingua i relativi debiti tributari, comprese sanzioni amministrative e interessi, anche a seguito di procedure conciliative e di adesione all’accertamento nonché del ravvedimento operoso. Ciò comporta che per questi delitti commessi in passato, ove la fase dibattimentale non sia stata ancora avviata, se il contribuente dovesse estinguere il debito (anche a rate ma concludendo il pagamento prima dell’apertura del dibattimento) la violazione penale non sarà più perseguibile.

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