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Riforma dei mercati, c’è il sì europeo

Continua in Europa il lungo processo di regolamentazione finanziaria sulla scia della crisi borsisitica del 2007-2008. Nella notte tra martedì e mercoledì Parlamento e Consiglio hanno trovato un accordo su un nuovo pacchetto di regole, chiamato Mifid 2. L’intesa, che impone tra le altre cose un giro di vite sugli scambi ad alta velocità, è giunta due anni dopo la presentazione delle proposte della Commissione, alla fine di un braccio di ferro tra istituzioni e con le diverse lobbies del settore.
Tra le misure più importanti c’è la possibilità per le autorità competenti di imporre limiti alle posizioni che gli operatori potranno assumere su alcuni strumenti finanziari, e in particolare sui derivati relativi alle materie prime. Il tentativo è di impedire la speculazione sui prodotti agricoli ed energetici. Il pacchetto di norme prevede anche una maggiore regolamentazione delle numerose piattaforme alternative di contrattazione nate con la liberalizzazione dei mercati finanziari alla fine degli anni 90.
La legislazione impone alle banche di informare i clienti sulla natura degli strumenti finanziari utilizzati nella gestione dei portafogli d’investimento. Nuove regole saranno introdotte contro il high-frequency trading, vale a dire le contrattazioni ad alta velocità, gestite da computer sulla base del semplice superamento di soglie di prezzo. Le società che si avvalgono di questi sistemi dovranno prevedere meccanismi di blocco e dovranno ricevere un benestare tecnico per ogni algoritmo utilizzato.
«Queste nuove regole – ha spiegato il commissario al mercato unico Michel Barnier – miglioreranno il modo in cui funzionano i mercati dei capitali a tutto beneficio dell’economia reale». L’uomo politico francese ha poi aggiunto: «Sono un passo decisivo sulla strada di un sistema finanziario che sia più sicuro, più trasparente, più responsabile e che riporti la fiducia tra gli investitori». Il pacchetto legislativo dovrà ora essere approvato in plenaria e dai governi.
Le trattative sono state particolarmente difficili perché società del settore hanno tentato di limitare la regolamentazione, soprattutto nel campo dei derivati sulle materie prime. In questi mesi, alcune società petrolifere hanno messo in luce che troppe nuove regole potrebbero imporre loro un cambio radicale del modello di business. Sarà interessante capire come reagiranno gli Stati Uniti al pacchetto europeo. Washington ha chiesto norme che siano comparabili a quelle americane.
L’entrata in vigore del pacchetto è prevista due anni e mezzo dopo la pubblicazione del testo. L’accordo raggiunto nella notte dopo oltre sette ore di negoziato tecnico ha provocato reazioni diverse. «La decisione (…) è un buon inizio contro la speculazione sui prezzi dei prodotti alimentari, che sono una questione di vita o di morte per milioni di persone nel mondo in via di sviluppo», ha spiegato Marc Olivier Herman, un portavoce di Oxfam, una organizzazione senza scopo di lucro.
Meno positivo è stato il commento da Londra. Le banche «restano preoccupate dall’impatto delle nuove regole sull’economia reale per il rischio che queste limitino la liquidità di mercato e penalizzino la competitività delle società europee», ha detto Gergely Polner, un portavoce dell’associazione bancaria britannica (Bba). «Ciò detto, siamo pronti a lavorare insieme alle autorità europee sugli standard tecnici e sull’adozione» delle misure.
La presa di posizione inglese lascia intendere come vi sia margine di manovra sulla messa in pratica delle nuove regole. Tra le altre cose, i limiti di investimento da imporre agli operatori saranno decisi su base nazionale. Su questo aspetto, Oxfam teme che ci sia il rischio, in particolare in Gran Bretagna, di «limiti inefficaci», suscettibili di creare «una corsa al ribasso tra i paesi europei». Ancora una volta il confronto è tra i paesi più liberali e quelli che invece vorrebbero un settore finanziario assai più regolamentato.

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