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Riforma avvocati divisi alla meta

di Isidoro Trovato

Si torna a parlare di riforma forense. E immancabili tornano le polemiche. Prima che le manovre correttive estive si occupassero di liberalizzazione delle professioni, la revisione dell'ordinamento forense si era arenata alla Camera a un passo dall'approvazione. L'approccio del governo alla riforma delle professioni (prima il tentativo di abolire gli esami di Stato, poi quello di cancellare addirittura gli Ordini) faceva allungare ombre sinistre su una riforma che è osteggiata anche all'interno della categoria forense. Qualche giorno fa però il ministro della Giustizia, Nitto Palma, ha incontrato il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa.

L'apertura

Alla fine dell'incontro il Guardasigilli ha dato ampie garanzie ad Alpa: si è detto favorevole al mantenimento dell'esame di Stato, e ha confermato pieno appoggio per il completamento del percorso parlamentare della riforma forense. «Abbiamo accolto con soddisfazione le parole del ministro della Giustizia Nitto Francesco Palma — dice il presidente Alpa — che ha sottolineato come non ci sia alcun motivo, per il governo per non garantire il pieno appoggio per una rapida approvazione della riforma forense».

Il tema riforma però ha subito riacceso gli animi tra gli schieramenti contrapposti. «L'avvocatura non può sentirsi tranquillizzata dall'intervento del ministro Palma — attacca Ester Perifano, segretario generale dell'Associazione nazionale forense —. Questa presa di posizione del ministro enfatizza l'evidente schizofrenia del governo e la sua inadeguatezza: è sconfortante denotare che una parte dell'esecutivo e della maggioranza non sa che cosa fa l'altra, con posizioni contrastanti e contraddittorie che aumentano una confusione della quale gli avvocati non sentono bisogno».

La doppia casta

Un attacco che vede anche la partecipazione dell'Unione giovani avvocati italiani: «Riteniamo che si faccia un pessimo servizio alla categoria — afferma Ivano Lusso, presidente Ugai —. In presenza di una forte contestazione nei confronti della "casta" dei politici, non disponibili ad alcun sacrificio, si dà seguito ad una riforma che è frutto della volontà di parlamentari-avvocati, che sembrano distanti non solo dalla categoria e dalla base, ma dai cittadini, per i quali appaiono doppiamente "casta" nell'approvazione di un provvedimento definito come corporativo. Del resto, non è un caso che questa riforma venga insolitamente appoggiata anche dal Partito democratico che dopo atteggiamenti ondivaghi ha deciso di sostenerla».

Altro aspetto controverso è quanto il progetto di riforma sia compatibile con il capitolo della manovra correttiva dedicato alla liberalizzazione delle professioni. «Ci chiediamo infatti come si possano considerare compatibili la riforma pendente alla Camera con l'articolo 3 della manovra, un pericoloso pasticcio che confonde le imprese e i professionisti, senza alcun vantaggio per nessuno», insiste Perifano. Una posizione contestata dal Cnf che invece non ritiene l'articolo 3 della manovra incompatibile con la riforma forense. «Il ministro della Giustizia ha dichiarato di sostenere la riforma —ribadisce Alpa —. Alcuni parlamentari del Pd sono consapevoli dei valori che racchiude e quindi si sono dichiarati favorevoli. Chi ritiene che sia in contrasto con la manovra ricorre ad un espediente tattico per rinviarla sine die. Non comprendo l'alleanza di certe frange del Pd con associazioni che prima hanno collaborato alla redazione del testo poi si sono dissociate ed ora leggono nel testo della manovra quel che non c'è. La riforma dell'avvocatura è diventata terreno di scontro politico e quindi chi la avversa tende a strumentalizzarla per finalità differenti da quelle proprie di una corretta valutazione dei suoi contenuti. Le associazioni — anzi l' unica associazione — contraria attacca la riforma per attaccare il Cnf che la sostiene. Anche qui le finalità sono scoperte: aizzare la base contro la istituzione è programma politico miope irresponsabile e squalificante. Tutti si dovrebbero chiedere — in primis i giornali — quali sono gli interessi che militano contro la riforma e a servizio di chi si pongono quelli che la criticano».
 

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