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Riforma appalti, ecco il testo

Azzerati i 600 articoli del codice degli appalti e del suo regolamento e «armonizzata» la legge obiettivo sulle grandi infrastrutture strategiche alle regole generali sugli appalti, nascerà una nuova disciplina degli appalti pubblici che salvi 200 articoli, un terzo dell’attuale.
Le nuove regole prenderanno spunto dall’attuazione delle direttive Ue 2014/24 (appalti) e 23/2014 (concessioni) e conterranno una rivoluzione radicale per il settore: un paletto generale di concorrenza con “gare sempre” per appalti e concessioni «salvo casi espressamente previsti» per stroncare la selva delle deroghe, una razionalizzazione e una «centralizzazione» delle stazioni appaltanti, un «miglioramento delle condizioni di accesso al mercato degli appalti e delle concessione pubbliche» per le Pmi, «una riduzione degli oneri documentali» a carico dei soggetti partecipanti alle gare, una «revisione» delle Soa e del sistema di qualificazione, l’introduzione del débat public alla francese per la consultazione dei cittadini e del territorio sui progetti, un rafforzamento del dialogo competitivo precedente alla fase della gara con la partecipazione dei «portati qualificati di interessi», l’introduzione di metodi di risoluzione delle controversie alternative al rimedio giurisdizionale anche per la fase della gara e dell’aggiudicazione, strumenti finanziari innovativi e incentivi per il project financing e per la partecipazione dei capitali privati.
È una riforma a 360 gradi che mantiene l’annunciato obiettivo della semplificazione e dell’eliminazione dei mille rivoli in cui si nascondono deroghe e ostacoli burocratici quella contenuta nel testo di delega messo a punto ieri dalla «commissione Nencini».
Si tratta della commissione del ministero delle Infrastrutture guidata dal viceministro Riccardo Nencini, che ieri ha concluso i lavori di scrittura del testo della delega. C’è l’ipotesi, caldeggiata da Palazzo Chigi, che il testo sia ulteriormente accelerato e arrivi al Consiglio dei ministri già venerdì. Nencini è prudente. «Prima di dare il testo al ministro Lupi per portarlo al Consiglio dei ministri vorrei ascoltare le associazioni imprenditoriali e le altre parti interessate alla disciplina, in un confronto aperto e trasparente», dice. Il testo ha bisogno ancora di qualche giorno di affinamento.
Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha detto ieri che l’obiettivo è fare comunque la proposta di revisione del codice degli appalti entro fine luglio. Varata la griglia della delega, il ministero lavorerà poi allo schema di decreto legislativo attuativo della delega mentre il Parlamento approverà il disegno di legge delega. In questo modo il governo terrà fede all’impegno di accelerare.
Le nuove direttive Ue impongono di riformare i contratti pubblici entro aprile 2016. Ma l’obiettivo del ministero è varare in fretta il nuovo codice. Un traguardo annunciato già subito dopo l’approvazione delle norme europee a febbraio, ma cui di certo le cronache giudiziare di questi ultimi giorni non hanno che potuto imprimere un’accelerata.
Tra i 15 punti in cui si articolano i criteri di delega al Governo, è chiara l’intenzione di imprimere una svolta decisa. A partire dalla più volte annunciata riforma del sistema di qualificazione dei costruttori di opere pubbliche, gestito tramite società private (Soa) dopo l’abolizione dell’Albo nazionale costruttori nel 2000, fino all’introduzione di nuove norme per aumentare l’appeal nei confronti dei capitali privati, sempre rincorsi, ma finora mai pienamente coinvolti nei piani di realizzazione delle opere pubbliche. Sul punto le novità riguarderanno tanto le grandi opere – oggetto di una riscrittura completa – tanto il project financing. Anche se magari senza passare per un codice ad hoc per le concessioni, come ipotizzato dall’Autorità di vigilanza nell’atto di segnalazione al Governo licenziato poche settimane fa. Al di là dei pricipi bisognerà poi vedere come verrà tradotto in pratica l’obiettivo di favorire la partecipazione agli appalti delle Pmi, dando corso allo spirito delle direttive europee. Altri punti cruciali saranno le norme sul débat public («è necessario il coinvolgimento del territorio sulle grandi opere, avendo chiaro il soggetto cui spettano le decisioni») e soprattutto le misure destinate ad assicurare «la piena tracciabilità dei flussi finanziari» e a limitare contenziosi e varianti: il vero terreno di coltura della corruzione e dell’esplosione dei costi.

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