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Rifkin: il nuovo lavoro? Dall’incrocio di digitale, rinnovabili e trasporti

Vent’anni fa Jeremy Rifkin, 69 anni, divenne famoso in tutto il mondo con il suo bestseller «La fine del lavoro». La grande recessione ha accelerato le sue previsioni: la disoccupazione resta in media all’11% nella zona euro e in Paesi come l’Italia è intorno al 12%, con valori oltre il 40% per i giovani. Ma ora l’economista americano rilancia: «L’Italia può ridare lavoro a milioni di persone già domani se si affretterà a costruire le infrastrutture per la terza rivoluzione industriale».
Spiega: «Una rivoluzione industriale accade ogni volta che 3 tecnologie epocali emergono e convergono per creare una nuova piattaforma che usiamo per gestire l’energia e muovere l’economia. Il Pil rallenta in tutto il mondo, perché la produttività diminuisce da 20 anni ovunque. Oggi la spinta arriva dall’Internet delle cose: la nuova convergenza tra comunicazione digitale, energie rinnovabili e trasporti sta cambiando il paradigma economico». Rifkin lo chiama «Collaborative Commons», un concetto che rende le società più efficienti dal punto di vista energetico e più collaborative».
Alla base di questo mutamento c’è il concetto dei costi marginali quasi a zero (è il tema del suo ultimo libro), un fenomeno che porta alla cosiddetta sharing economy. «Nel vecchio modello di capitalismo ci sono venditori e compratori. Oggi milioni di consumatori sono diventati “prosumatori”, un mix tra produttori e consumatori, iniziando a produrre e condividere, come è già successo nella musica, nei video e nell’informazione. Le nuove generazioni non sono interessante al possesso, ma all’accesso». Come dire: vogliono avere mobilità non l’auto. Ecco perché Uber ha successo. Vale anche per le case, come fa Airbnb. «Non è la fine del capitalismo, ma la sua trasformazione, e impone nuovi modelli di business», sostiene Rifkin, a Milano per partecipare a una conferenza organizzata da Formedil, l’Ente nazionale per la formazione nell’edilizia, perché la trasformazione degli edifici in piccole centrali di energia verde e nodi di comunicazione non solo è uno dei pilatri della terza rivoluzione industriale, ma anche un’enorme opportunità per un Paese come il nostro.

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