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Rifinanziata la cig

Sul piatto della cassa integrazione arrivano 400 milioni di euro. E altrettanti sarà possibile stanziarne («nell’arco della prossima settimana»), accompagnati da un necessario restyling dei parametri per l’accesso agli ammortizzatori sociali. È il ministro del welfare Giuliano Poletti a rendere noto, durante il question time in Aula a Montecitorio, il via libera ieri da parte del suo dicastero, d’intesa con quello dell’economia, al decreto che rimpingua la dotazione di cig in deroga e mobilità per completare i pagamenti del 2013 ed avviare una porzione (le «prime quote») di quelli previsti per l’anno in corso.

Il rifinanziamento annunciato è però insufficiente a coprire i bisogni dei lavoratori, giacché il titolare di via Veneto ribadisce da tempo che la cifra occorrente è di almeno un miliardo; sullo sfondo, gli ultimi dati forniti due giorni fa dall’Inps, che registra il terzo calo consecutivo, sia per le ore autorizzate a giugno, sia per le domande di disoccupazione di maggio, con ribassi davvero consistenti: -24,3% per la cig e -20,5% per le richieste di indennità rispetto allo stesso periodo del 2013, mentre scendono soprattutto gli interventi in deroga (-41,5% fino a 15,6 milioni di ore) in attesa delle risorse governative. Impossibile, comunque, chiarisce, mantenere lo status quo, soprattutto in considerazione dell’avanzare della crisi economica, visto che, guardando ai dati del 2013, «la situazione, così com’era, produceva un effetto non tollerabile dal punto di vista dei costi», pertanto servono nuovi criteri per stabilire chi e come debba beneficiare delle misure di sostegno al reddito. E lo sguardo subito va al disegno di legge delega attualmente al vaglio dei senatori (1428, il completamento del «Jobs Act», nelle intenzioni dell’esecutivo) nelle cui pieghe, appunto, c’è la riforma degli ammortizzatori. E già sono arrivate, in commissione, alcune novità: innanzitutto, un emendamento del Ncd dà l’altolà, comminando una sanzione effettiva che può tradursi nella perdita dell’indennità di disoccupazione o di mobilità, alla percezione del sussidio qualora si rifiuti un posto di lavoro, oppure ci si renda indisponibili a seguire corsi di aggiornamento e formazione per riqualificarsi sul mercato. A seguire, una correzione dei democratici impone che venga stabilito un «tetto massimo» di ore lavorabili per tutti i dipendenti in cassa integrazione (ordinaria o straordinaria) per favorire la distribuzione del lasso di tempo di attività consentito a ogni occupato (si veda anche ItaliaOggi dell’11/07/2014).

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