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Rifarsi una vita costa l’assegno

Chi si rifà una vita dopo il divorzio perde l’assegno dell’ex coniuge quando la sua nuova scelta di vita dà luogo a una vera e propria famiglia di fatto, magari con tanto di figli. E il diritto al trattamento a carico dell’onerato non risorge anche se la nuova convivenza dovesse cessare perché la scelta dell’ex coniuge di creare una nuova famiglia, per quanto fuori dal matrimonio, è frutto di una scelta libera e consapevole: chi l’assume deve mettere in conto che un domani la convivenza, per quanto stabile, possa cessare. È quanto emerge dalla sentenza 6855/15, pubblicata dalla prima sezione civile della Cassazione.

 

Esonero definitivo

La Suprema corte decide nel merito, accogliendo il ricorso dell’ex marito: la signora non ha diritto all’assegno divorzile dopo aver avuto un figlio da un altro uomo, benché anche questa seconda relazione affettiva sia finita.

Assume dunque sempre più importanza la coppia di fatto nella giurisprudenza di legittimità: i conviventi elaborano un progetto di vita in comune e i connotati di stabilità rendono la loro relazione assimilabile al matrimonio; le conseguenze non sono affatto trascurabili: l’esistenza di una nuova famiglia, «ancorché di fatto», scrivono gli «ermellini», non può che far venir meno il parametro dell’adeguatezza dei mezzi di sussistenza per il coniuge «debole» rispetto al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio; si rescinde allora ogni legame con il modello di vita del matrimonio cessato anche se serve sempre la sentenza di un giudice per accertare che non esiste più il diritto al trattamento economico a carico dell’ex coniuge onerato. Il collegio dissente dall’orientamento di legittimità secondo cui durante la nuova stabile convivenza il diritto all’assegno attraverserebbe una sorta di «quiescenza» per poi riproporsi in caso di rottura della coabitazione tra i familiari di fatto. Chi crea una nuova famiglia di fatto compie una scelta esistenziale: così come mette in calendario gli obblighi verso eventuali figli, deve anche considerare che la convivenza possa finire e che quindi non potrà tornare a batter cassa dall’ex coniuge (un tempo) onerato; quest’ultimo, di fronte a una nuova e duratura convivenza del fu suo partner confida legittimamente di essere esonerato in modo definitivo da ogni obbligo.

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