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Rientro, linea soft sul passato

Tra i chiarimenti sulla voluntary disclosure contenuti nella circolare 10/E del 13 marzo spicca, come abbiamo messo in luce nei primi commenti, quello relativo alle attività possedute negli anni che precedono quelli interessati dalla istanza di sanatoria. In particolare, l’agenzia delle Entrate precisa che «per gli investimenti e le attività detenute all’estero senza soluzione di continuità già a partire da periodi di imposta per i quali è decaduta la potestà di accertamento, il contribuente non dovrà puntualmente spiegarne l’origine, ma sarà sufficiente che fornisca documentazione attestante la precedente esistenza».
Si tratta di una presa di posizione estremamente utile, poiché molti contribuenti che si stavano avvicinando alla disclosure erano preoccupati di dovere dare spiegazioni su fatti risalenti ad anni più lontani che, pur non avendo rilevanza fiscale, potevano creare loro problemi su altri aspetti (riservatezza, rapporti con familiari, soci, soggetti terzi). L’affermazione della circolare, che viene fatta a proposito della valenza reddituale delle somme estere (paragrafo 1.2.2), va poi incrociata con le precisazioni in materia di regolarizzazione delle omissioni nel quadro Rw. Nel paragrafo 5.1 viene chiarito che, qualora non operi il raddoppio dei termini e quindi in caso di paese black list collaborativo, «la documentazione che dovrà essere prodotta con riferimento alle violazioni dichiarative in materia di monitoraggio fiscale riguarderà la riconducibilità e la localizzazione dell’attività in capo al contribuente ed il valore delle attività che doveva essere indicato nel quadro Rw in ciascuna delle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi di imposta dal 2009 al 2013».
Proviamo a tradurre queste affermazioni in comportamenti operativi, ipotizzando il caso (che è quello più diffuso) in cui la collaborazione riguardi somme detenute in Svizzera, Monaco o Liechtenstein. Gli anni di riferimento della disclosure iniziano dal 2010 ai fini reddituali e dal 2009 ai fini del monitoraggio fiscale. È evidente quindi che i documenti che dovranno sicuramente essere prodotti in allegato all’istanza devono riguardare: le consistenze finali del 2009; le movimentazioni e le consistenze finali dal 2010 al 2013.
Va ricordato tuttavia che in un altro passaggio la circolare evidenzia quanto segue: «se un contribuente nel corso del 2004 ha costituito delle attività finanziarie a Panama depositandole presso un intermediario locale e, nel 2008, ha trasferito dette attività presso un intermediario svizzero, dal momento che per le annualità dal 2004 al 2007 le attività sono state illecitamente detenute in un Paese che non ha stipulato l’accordo, per tali periodi d’imposta le violazioni in materia di monitoraggio fiscale dovranno essere oggetto della procedura, operando in tali casi il disposto di cui all’articolo 12, comma 2-ter del decreto legge n. 78 del 2009».
Ci chiediamo quindi cosa debba essere documentato a proposito dei periodi precedenti il 2009. Seguendo le indicazioni della circolare, sembrerebbe che, sia ai fini del monitoraggio sia ai fini delle imposte sui redditi, anche se possiamo limitare i conteggi e i valori rilevanti ai fini della disclosure dal 2009 al 2013, vi sia comunque un’esigenza ulteriore, dato che occorre dimostrare:
– la precedente esistenza;
– la detenzione senza soluzione di continuità.
Chiariamo questo aspetto con un esempio: se un contribuente dimostra che le attività sono sempre rimaste in Svizzera, tutte le richieste sono soddisfatte; all’agenzia basta verificare, in pratica, che negli anni precedenti quelli ordinari non ci siano provenienze o spostamenti temporanei di attività in paesi black list non collaborativi. Se così fosse, infatti, la disclosure dovrebbe estendersi anche a questi anni, visto che per essi il raddoppio dei termini di accertamento (e di irrogazione delle sanzioni per il monitoraggio) opera appieno.
Precisiamo che il raddoppio non si applicherebbe, invece, se ci fossero stati spostamenti di attività, ma sempre nell’ambito di paesi collaborativi (si pensi all’esempio di attività detenute a Montecarlo fino al 2008 e trasferite in Svizzera dal 2009). È da ritenere, in un’ottica di semplificazione della procedura, che la documentazione relativa agli anni pregressi potrebbe limitarsi ai saldi finali dei singoli anni dal 2004 in poi, se da tali documenti si evince con chiarezza la continuità della permanenza delle somme. In ogni caso la conclusione a cui si arriva è che la documentazione va recuperata dal 2004 in avanti, anche se in molti casi sarà utilizzata solo dal 2009. Infine, una precisazione doverosa riguarda il raccordo di queste conclusioni con gli aspetti penali: finché vige l’attuale sistema, è possibile che le richieste dell’amministrazione, in materia di documentazione, siano maggiori, in quanto l’analisi della movimentazione dei conti negli anni dal 2006 (dichiarazione infedele) o dal 2004 (dichiarazione omessa) potrebbe servire a rilevare l’esistenza di fattispecie reddituali penalmente rilevanti.

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