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Rientro, integrazioni più facili

Uffici aperti alle integrazioni in corso d’opera anche con mail. Possibilità della notifica dell’atto direttamente al contribuente o anche al consulente con delega. Nessun obbligo di documentazione dettagliata se il contribuente si pone come soggetto passivo dell’imposizione per esempio nei casi di interposizione fittizia o trust o di riconducibilità a sé dei redditi. Sono alcune delle prassi che si stanno delineando nella gestione da parte delle Entrate delle pratiche di voluntary. È quanto emerso nell’incontro organizzato dall’Ordine dei dottori commercialisti di Roma (Odcec) che ha visto un confronto tra Agenzia e professionisti.
La situazione
Allo stato attuale sono circa 4mila le istanze presentate nel Lazio, anche se come ha sottolineato la direttrice regionale delle Entrate, Carla Belfiore, è prevedibile un aumento nelle prossime settimane con l’approssimarsi della nuova scadenza. Il boom di domande si è registrato a settembre, nelle ultime ore precedenti la proroga. Nella larghissima maggioranza dei casi si tratta di istanze relative a voluntary estera, mentre guardando alle tipologie di contribuenti il 99% è rappresentato da persone fisiche. Quasi in otto casi su dieci sono coinvolti soggetti collegati. Al di là dei numeri, sia Belfiore che il presidente dell’Odcec di Roma, Mario Civetta, hanno messo in evidenza la collaborazione tra Dre Lazio e Ordine che si è concretizzata nei lavori dell’Osservatorio regionale sulla disclosure.
I chiarimenti
L’incontro ha consentito ai rappresentanti dell’Agenzia di spiegare come avviene la lavorazione delle pratiche . A partire dalle fasi iniziali, con la verifica della competenza e sulla presenza di cause ostative, anche attraverso le banche dati su verifiche e controlli . Inoltre la prima “fotografia” dell’istanza passa anche da riscontri con i dati in Anagrafe tributaria relativi alle movimentazioni di capitali con l’estero trasmesse dagli intermediari finanziari. In qualche situazione si è proceduto a chiedere chiarimenti qualora le informazioni indicate non dovessero coincidere con quelle presenti nei database. Già all’inizio emerge un atteggiamento di collaborazione, che si concretizza anche nelle fasi successive in mancanza di documenti. Spazio, quindi, a integrazioni in corsa, attraverso il contatto con consulente o rappresentante del contribuente e possibilità di produrre alcuni documenti anche via mail o in contraddittorio. Dai funzionari del fisco è arrivata l’indicazione di ricordare apporti e prelievi dai rapporti finanziari esteri tramite dichiarazioni di parte o prove documentali. Dai professionisti è stato anche segnalato che ci sono casi in cui non sempre gli uffici hanno dimostrato elasticità. Ma l’impostazione di fondo è quella di considerare a pieno lo spirito di collaborazione. Tanto è vero che le dichiarazioni in base alle quali il contribuente si pone in una condizione di soggetto passivo dell’imposizione possono non essere documentate puntualmente, per esempio nell’interposizione di trust e società o riconducibilità a sé dei redditi. E anche sul fronte della notifica degli atti di contestazione si procede attraverso la consegna diretta al contribuente o al professionista delegato. Restano, però, problemi. Come nel terreno scivoloso dell’antiriciclaggio, le violazioni su titoli al portatore o contante e per le quali la questione si pone perché neanche l’illecito base sarebbe estinto dall’accesso alla voluntary.

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