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Rientro di capitali oltre le attese il fisco incassa più di 4 miliardi

ROMA.
L’operazione voluntary disclosure, cioè il rientro dei capitali dell’estero, arriva in porto con successo, mentre con un emendamento il governo stanzia attraverso il credito d’imposta 2,5 miliardi per il Sud in 4 anni, 617 milioni l’anno.
Il gettito assicurato dal rientro dei capitali alle casse dello Stato sarà superiore ai 4 miliardi, come ha annunciato la direttrice dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi ieri in una conferenza stampa al ministero del Tesoro, presenti il viceministro dell’Economia Luigi Casero, la direttrice del Dipartimento Finanze Fabrizia Lapecorella e il consigliere Vieri Ceriani. Si tratta di una stima che supera il gettito cifrato dal governo nella legge di Stabilità pari a 3,4 miliardi, ed anche i conteggi al netto di interessi che per ora si attestano ufficialmente a 3,8 miliardi: si apre la porta ad un «tesoretto » di 600 milioni. «L’extragettito non ha una destinazione precisa, va in bilancio e coprirà interventi necessari», ha detto il Luigi Casero.
Complessivamente sono emersi 59,5 miliardi di capitali detenuti all’estero, per un totale 129 mila posizioni che da oggi saranno oggetto di verifica da parte dell’Agenzia delle entrate. Del totale emerso circa il 70 per cento, pari a 41,5 miliardi proviene dalla Svizzera. Si affacciano anche nuove zone del mondo, che in passato erano rimaste nell’ombra, come Bahamas (3,7 per cento) e Singapore (2,3 per cento). In buona posizione San Marino: i rientri riguardano l’1,9 per cento del totale per una base imponibile di 1,1 miliardi.
La regione che ha dato di più è la Lombardia che, con oltre 63 mila domande, rappresenta la metà delle istanze, solo 88 richieste invece sono giunte dalla Basilicata: la mappa delle domande di rientro coincide sostanzialmente con quella delle zone del paese dove l’evasione è maggiore. I 59,5 miliardi di capitali rientrati, sebbene ormai trasparenti e a disposizione del fisco, non sono affluiti «fisicamente » tutti in patria: solo 16 miliardi, ha detto Fabrizia Lapecorella, sono rientrati nel nostro paese, pari 26,4 per cento.
«Un cambio di passo», ha sottolineato Rossella Orlandi che ha ricordato come, a differenza delle misure del passato, stavolta per aderire alla voluntary le imposte sono state pagate integralmente, non c’è stato anonimato e l’operazione è consistita solo nella riduzione delle sanzioni. Il confronto con lo «scudo» tremontiano del 2009, anonimo e con forte sconto sulle imposte, un vero e proprio condono, indica che allora rientrarono circa 100 miliardi.
L’identikit degli esportatori di capitali ora «pentiti», fornito dall’Agenzia delle entrate, ci dice che oltre 28 mila richieste riguardano somme tra i 300 mila e 3 milioni di euro; circa 23 mila sono relative a importi compresi tra 60 mila e 150 mila euro, mentre sono state presentate solo 326 istanze per la fascia più elevata, quella relativa ad attività di valore superiore a 15 milioni. Il fisco intanto si riorganizza: è stata decisa la riunificazione di Equitalia: da luglio si passerà da tre ad una sola società.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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