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Rientro dei capitali, ipotesi forfait

Forfettizzare il rimpatrio dei capitali con un’aliquota fissa – tra il 18 e il 25% – quantomeno per i “piccoli depositi”, vale a dire, in questo contesto, per gli importi fino a due o tre milioni di euro.
Nel giorno conclusivo delle audizioni alla Commissione finanze della Camera per la conversione del dl 4/2014 (voluntary disclosure) e appena dopo l’intervento del direttore dell’agenzia delle Entrate, Attilio Befera (che aveva ribadito la logica e gli obiettivi dei nuovi rimpatri), torna a salire il pressing delle categorie per rendere appetibile la collaborazione alla base della platea “esterovestita”.
Si tratta di (molte) migliaia di posizioni, basate principalmente in Svizzera, a forte rischio di finire esodate dal 1° gennaio 2015, quando cioè le banche oltralpe avranno portato a termine il programma di compliance fiscale verso sud: se entro quella data il cliente non avrà dichiarato la «liceità fiscale» del deposito, l’istituto (come sta già accadendo dalla fine del 2013) chiude la posizione liquidando le spettanze. E a quel punto al (mancato) contribuente italiano si aprono nuovi scenari, quasi sempre consigliati, tra cassette di sicurezza, conversione in oro, fino all’ipotesi di nuova residenza fiscale. Come dire, dal nero al nuovo nero.
Secondo Unione Fiduciaria (più di 6 miliardi di “masse estere” gestite in regime di sostituto d’imposta) c’è invece la possibilità di convincere questi possibili “esodati bancari”, semplificando nella voluntary disclosure procedure e modulistica, e forfettizzazando imposte e sanzioni. Senza dimenticare i punti già emersi nelle precedenti audizioni (avvocati di Roma), dall’estensione della copertura penale sia da un punto di vista oggettivo (e quindi per tutti i reati fiscali e non solo per omessa o infedele dichiarazione) sia soggettivo, anche per gli eventuali concorrenti nel reato, fino all’esonero da responsabilità per professionisti ed intermediari che, a vario titolo e con diversi ruoli, intervengono nella procedura.
Analoghe sollecitazioni su forfetizzazione per i “piccoli” depositi, neutralizzazione degli adempimenti antiriciclaggio e salvacondotto penale (sempre all’interno del percorso voluntary) sono arrivate anche dall’Unione giovani commercialisti ed esperti contabili, audizione che ha chiuso la tre giorni di consultazioni della Commissione finanze.
In attesa delle scelte finali del Parlamento sul tema – cioè se emendare il dl 4/2014, ovvero lasciarlo decadere in attesa di una nuova traccia del Governo – ieri mattina Attilio Befera è tornato a ribadire i presupposti del programma di collaborazione volontaria. Che, secondo il direttore delle Entrate, è in sostanza l’ultimo appello per un’adeguata compliance fiscale – nominativa, leale, completa – per liberare risorse nel sistema Italia, in attesa dell’andata a regime degli standard Ocse di scambio automatico delle informazioni fiscali (2016). Quella che oggi potrebbe sembrare una pretesa esagerata del Fisco (ma che in realtà è un trattamento omogeneo a quello riservato ai leali o inevitabili contribuenti), domani potrebbe il diventare il grande rammarico dell'”esterovestito” smascherato. E a proposito di conversione del dl 4/14, Befera ha ribadito l’opportunità che vi rientri il reato di autoriciclaggio, ipotesi che ha subito trovato il sostegno del deputato Marco Cusi (Pd) promotore di un emendamento in tal senso.

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