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Rientro dei capitali in stallo

Sulla voluntary disclosure il contribuente resta in stallo. I tanto attesi chiarimenti dell’Agenzia delle entrate sulla procedura attivabile fino al 30 settembre 2015, infatti, lasciano ancora in sospeso le tante lacune aperte dal legislatore. Su tutte, sarà determinante, per chi intende usufruire della procedura, il tema del raddoppio penale dei termini di accertamento.

Che farebbe lievitare decisamente il costo dell’adesione.

Questo, in sostanza, il parere dei fiscalisti che stanno lavorando al rientro dei capitali, sulla circolare n. 10 dell’Agenzia delle entrate del 13 marzo scorso. Tanto attesa, quanto, secondo gli operatori, non ancora decisiva.

A parere di Sergio Sirabella, counsel di Legalitax studio legale tributario, «la strada è ancora lunga in quanto la circolare, come era previsto, non ha affrontato in questa fase, sicuramente per esigenze di cautela, i quesiti più importanti e spinosi. L’effetto di tutto ciò è che attualmente l’ago della bilancia dell’adesione alla procedura della voluntary disclosure pende ancora verso un situazione di attesa da parte dei contribuenti ad aderire alla stessa. In attesa che escano, quindi, le successive circolari, che avranno l’arduo compito anche di colmare interpretativamente le innumerevoli lacune lasciate da parte del legislatore nel corpo della norma».

«Il rischio quindi che si sta correndo», continua Sirabella, «è che le domande di adesione verranno inviate a ridosso della scadenza soltanto quando si avrà definitivamente un quadro chiaro della procedura.

Intanto però il tempo è poco e la scadenza del 30 settembre si avvicina». I punti che le circolare successive dovranno affrontare e chiarire, secondo il counsel di Legalitax, sono, tra gli altri, «l’irrilevanza delle contitolarità dei rapporti ai fini della fruibilità del sistema forfettario di determinazione dei redditi generati dagli asset di natura finanziaria; la classificazione reddituale dei proventi non dichiarati e costituiti o trasferiti all’estero, al fine di evitare fenomeni di doppia imposizione in sede di ricorso congiunto alla voluntary disclosure internazionale e nazionale; le informazioni da fornire per quanto riguarda ai prelievi in contanti di importo rilevante e se agli stessi può essere riconosciuta natura reddituale. Mi riferisco ad esempio ai prelievi «anomali» qualora l’importo non sia coerente con le esigenze personali e familiari in quanto servono ad acquistare materie prime o merci da rivendere in nero; la questione dell’estinzione dei reati penali per intervenuta prescrizione».

«Al di fuori dei chiarimenti che l’Agenzia dovrà fornire nelle successive circolari», conclude Sirabella, «resta comunque il tema attualmente, portante e discriminante per chi intende usufruire della procedura, del raddoppio dei termini ordinari di accertamento, nei casi in cui emergano profili penali, a prescindere dal fatto che il perfezionarsi della procedura comporti la non punibilità, in quanto aumenterebbe di molto il costo dell’adesione».

A parere di Stefano Massarotto, socio di Facchini Rossi & soci, la circolare chiarisce alcuni punti importanti: «cause ostative limitate ai singoli periodi d’imposta e tributi, localizzazione delle attività in caso di «veicoli interposti», e comunicazione all’Autorità Giudiziaria solo al termine della procedura, sono solo alcuni degli importanti chiarimenti che gli operatori e i contribuenti attendevano da mesi e che potrebbero segnare il successo dell’operazione di rientro dei capitali illeciti».

Anche secondo Massarotto, però, «uno dei temi che potrebbe incidere sulla riuscita della voluntary disclosure è l’ormai noto raddoppio «penale» dei termini di accertamento. Si spera nell’attuazione della delega fiscale, anche alla luce delle richieste avanzate dagli operatori di una proroga della scadenza del 30 settembre 2015».

Secondo Ernesto Caso, partner di Simmons & Simmons, «non ci sono particolari elementi di novità contenuti nella circolare. I dubbi maggiori restano sugli aspetti penali, che devono essere chiariti. Quel che è certo è che la procedura conviene nella misura in cui l’irregolarità omessa riguarda azioni che siano state compiute in periodi lontani e già chiusi. Altrimenti, il costo diventa notevole. Dall’altro lato, però, si stanno concentrando le normative tese a combattere l’evasione fiscale, con una sorta di ragnatela che metterà all’angolo eventuali evasori. Da questo punto di vista, il rientro dei capitali, anche se non economico, diventa un discorso di buon senso».

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