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Rientro dei capitali, arriva il Dl

Un decreto legge fiscale per evitare il taglio alle detrazioni Irpef e per regolamentare il rimpatrio volontario dei capitali all’estero. Nel Consiglio dei ministri in agenda per domani il Governo dovrebbe arrivare un provvedimento per mettere su un binario accelerato il finanziamento degli sconti fiscali – 488,4 milioni ottenuti dalla spending review pubblica per evitare un’ulteriore stretta sul contribuente – e allo stesso tempo dovrebbe essere tolto dalla naftalina dopo 40 giorni il provvedimento che disciplinerà la voluntary disclosure dei capitali detenuti all’estero.
Se sulla prima parte del nascente Dl non ci sono sorprese («il Governo provvederà, ad abrogare il comma 576 della legge di Stabilità 2014 e di conseguenza non vi sarà alcuna riduzione delle detrazioni attualmente in vigore. La copertura sarà assicurata incrementando gli obiettivi di risparmio previsti dalla revisione della spesa »), la questione voluntary uscirebbe con un paio di modifiche rispetto alle anticipazioni delle scorse settimane (si veda da ultimo Il Sole 24 Ore del 15 gennaio).
In particolare l’ultima versione sul tavolo del Consiglio dei ministri dovrebbe prevedere un accorciamento della finestra temporale per la “confessione spontanea” – o compliance fiscale del contribuente “esterovestito” – che si chiuderebbe non più a settembre 2016, ma nell’estate del 2015. Probabilmente la scelta del ministero va nella direzione di allineare i termini per la chiusura volontaria e patteggiata delle pendenze con il Fisco con l’entrata in vigore degli accordi internazionali, soprattutto in materia di assistenza amministrativa, cioè di scambio dei dati dei contribuenti.
Il nuovo testo del Dl scioglierebbe – almeno all’atto dell’entrata in Cdm – l’altra grande questione pregiudiziale sul capitolo voluntary, cioè quella relativo alla norma sull’autoriciclaggio. La nuova fattispecie di reato recepirebbe le conclusioni della commissione Greco, cioé avrebbe una formulazione ampia e che colpirebbe tutte le forme di reimpiego commesse – per quello che qui interessa – dall’evasore fiscale. Considerato l’impatto notevole, per usare un eufemismo, sulla materia fiscale – e la contemporanea “apertura” agli evasori rappresentata dalla voluntary – è verosimile che, quandanche l’autoriciclaggio rimanesse nel testo, la sua entrata in vigore verrebbe posticipata alla fine della finestra per la confessione spontanea dei capitali esteri. Resterebbero, invece, fermi gli altri pilastri della voluntary disclosure così come anticipati, a partire dal pagamento integrale delle tasse evase. In questo la voluntary è cosa diversa rispetto agli scudi del decennio scorso, che, tra l’altro, avevano garantito l’anonimato del contribuente. Lo sconto sulle sanzioni è il vero snodo della voluntary. Se il patrimonio proviene da Paesi che consentono lo scambio di informazioni con l’Italia, lo sconto potrebbe arrivare alla metà del minimo di legge, in caso contrario lo sconto si fermerà al minimo ridotto di un quarto. Quanto al penale, verranno scriminati tutti i comportamenti non fraudolenti: questi ultimi troverebbero comunque un dimezzamento delle pene. Infine, per i piccoli capitali (fino a 1 milione) procedura ad hoc con sanzioni forfettarie.

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