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Rientro capitali, spunta l’aliquota al 26%

MILANO — Il fatto è che la Svizzera sta dietro l’angolo e portare lì i capitali poteva avere anche la comodità del prelievo, qualora ci fosse bisogno di un po’ di liquidità. Ma adesso che le banche elvetiche saranno costrette a porre fine al segreto bancario e che a livello internazionale è stato siglato l’accordo per il sistema automatico di scambio di informazioni multilaterale tra 44 Paesi (incluse piazze finanziarie famose per la riservatezza) elaborato dall’Ocse, i connazionali che hanno nascosto i soldi all’estero — la stima è di 180-200 miliardi di euro parcheggiati fuori dei confini patri — vedono ridursi i paradisi fiscali. Tra le destinazioni sta crescendo Dubai, ma la distanza dall’Italia è tale che difficilmente prenderà il posto di Chiasso o Zurigo.
Il governo è intenzionato a intercettare questi capitali in cerca di dimora e di riportarli nel Paese, a beneficio dell’erario. E conta di rendere operative le nuove procedure per il rientro entro l’estate. Perché le norme previste con un decreto legge dall’ex governo Letta sono state stralciate con un emendamento per permettere una discussione più ampia sul tema. L’intenzione del governo è di usare questa volta la forma del disegno di legge. Al momento, in ogni caso, ci sono una cinquantina di evasori che hanno aderito all’ormai «vecchio» voluntary disclosure , che andranno in qualche modo salvaguardati.
La maggioranza ha presentato un progetto di legge che ripete il contenuto di quello dell’ex governo Letta, ma ci sarebbero allo studio alcune modifiche, tra cui l’ipotesi di una procedura semplificata e l’introduzione di un’aliquota unica (flat tax) che potrebbe essere del 23% o 25% o 26%. Soluzione che renderebbe vantaggioso il rientro dei capitali dei grandi evasori, ma non di chi ha oltreconfine cifre contenute (sembrano essere numerosi i connazionali in questa situazione). Oltre al progetto della maggioranza, c’è la proposta di legge presentata da Daniele Capezzone (FI), presidente della commissione Finanze della Camera, che prevede uno sconto del 50% sulle somme dovute e la rateizzazione, ed esenta i professionisti e i loro consulenti dagli obblighi antiriciclaggio.
Nel nuovo testo, a differenza del precedente, sarebbe prevista anche la depenalizzazione dei reati connessi, quali ad esempio quelli relativi all’emissione di fatture false attraverso le quali il socio dell’impresa potrebbe aver originato i capitali oggetto di regolarizzazione. Nel precedente testo non era così e per gli osservatori è stato un limite del provvedimento che in questo modo avrebbe allontanato alcuni possibili contribuenti con capitali all’estero (e imprese) dall ‘intraprendere la voluntary disclosure . Non sarebbe prevista l’introduzione del reato di autoriciclaggio, presente invece in numerosi Paesi e strumento fondamentale nella lotta all’evasione fiscale, un deterrente per evitare che i capitali continuino a prendere la via dell’estero.

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