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Rientro capitali, spunta il rinvio tecnico

Allungare i tempi senza prorogare la scadenza. O meglio, ultilizzando un meccanismo che mette in campo una proroga soft. A questo stanno lavorando i tecnici a proposito della voluntary disclosure. L’ipotesi allo studio non prevede alcuna proroga, ma il termine del 30 settembre fissato dalla legge 186/2014 sul rientro dei capitali potrebbe valere come «prenotazione». In pratica, quindi, i contribuenti che vogliono fare pace con il fisco sanando gli illeciti all’estero o in Italia dovrebbero comunque presentare l’istanza telematica entro il 30 settembre, ma tale domanda avrebbe esclusivamente una valenza di prenotazione. Una volta “preso il numerino”, il contribuente potrebbe contare su un tempo più lungo per la presentazione di tutta la documentazione necessaria alla ricostruzione dei capitali evasi. L’allungamento del termine di 30 giorni attualmente previsto per la trasmissione alle Entrate di tutti gli allegati potrebbe essere disposto in via amministrativa.
In questo modo, il Governo potrebbe raggiungere tre obiettivi. Anzi quattro. Il primo è quello di non rimettere nelle mani del Parlamento un tema così delicato come quello della voluntary disclosure. Il secondo è quello di non rischiare che una proroga delle istanze faccia cadere in prescrizione i redditi relativi al 2010. Il terzo riguarda la possibilità, attraverso la prenotazione, di stimare il numero di adesioni alla procedura di collaborazione volontaria e il relativo gettito. Questo permetterebbe di “sterilizzare” l’aumento delle aliquote di accisa sulla benzina (con e senza piombo) e sul gasolio usato come carburante previsto nella clausola di salvaguardia inserita nella legge di stabilità che scatterà a causa della bocciatura Ue del reverse charge per la grande distribuzione. Il quarto obiettivo che si raggiungerebbe con il maccanismo della prenotazione è quello di accontentare i professionisti che – a gran voce e da tempo – chiedono modifiche alle norme sulla voluntary disclosure.
Alcuni importanti chiarimenti attesi sono arrivati la scorsa settimana con la circolare n. 27/E dell’Agenzia. Alle Camere, poi, non è ancora arrivato il testo del decreto sulla certezza del diritto. Adesso, poi, si tratta di calare le istruzioni teoriche delle Entrate nel lavoro pratico degli intermediari. «Si tratta – spiega Gerardo Longobardi, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili – di un lavoro molto complesso sia nel reperimento della documentazione, sia nel calcolo. Per questo da tempo chiediamo una proroga adeguata alle difficoltà della procedura». Il presidente dei commercialisti non si sbilancia: «Non è facile prevedere di quanto tempo potremmo avere bisogno, ma segnalo che sono tanti i professionisti che mi hanno personalmente esposto le loro difficoltà nella gestione delle pratiche relative alla voluntary».
A spaventare i commercialisti è il «settembre nero», come lo chiama Longobardi: «Tra dichiarazioni e adempimenti vari, settembre sarà molto duro per gli studi. Se a queste incombenze sommiamo anche quelle legate alla disclosure, la cui domanda va presentata entro il giorno 30, è facile intuire le difficoltà a cui vanno incontro i professionisti». La soluzione della prenotazione potrebbe risolvere il problema, garantendo agli intermediari più tempo per effettuare i «complessi calcoli» della voluntary. «Oltre alla difficoltà dei conteggi – aggiunge il presidente dei commercialisti – c’è anche quella legata ai documenti: se ottenerli è difficile, leggerli a volte lo è ancora di più». Il riferimento è agli estratti conto delle banche estere, che stanno letteralmente facendo impazzire i professionisti. «Se lo scudo fiscale era una fotografia – conclude Longobardi con una metafora -, la voluntary disclosure è un film: è per questo che richiede più tempo».
Adesso si tratta di capire come sarà formulato il provvedimento amministrativo che dovrebbe trasformare la scadenza del 30 settembre in un termine di prenotazione meno “vincolante”.

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