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Rientro capitali, extrema ratio

No alle amnistie fiscali da parte dei Paesi europei. Se non in casi assolutamente eccezionali. È lapidario il commissario Ue alla Fiscalità, Algirdas emeta, intervistato da ItaliaOggi per sondare gli umori di Bruxelles di fronte alla volontà dell’Italia di mettere in atto una voluntary disclosure per il rientro dei capitali dalla Svizzera e dai principali Paesi offshore.

Meglio, allora, puntare su meccanismi più equi sotto il profilo fiscale. Primo tra tutti, l’adeguamento dell’impalcatura fiscale del Vecchio continente all’economia digitale in modo da sanare il problema della fuga legalizzata dei profitti di impresa oltreconfine, sfruttando i buchi ancora oggi presenti nei sistemi tributari dei Paesi europei.

Domanda. Il governo sta lavorando a un nuovo progetto di voluntary disclosure che dovrebbe consentire all’Italia di evitare le nuove sanzioni comunitarie legate all’eccessivo livello di capitali neri detenuti al di fuori dei confini nazionali. Crede che questa iniziativa possa rappresentare un modello anche per altri Paesi dell’Unione?

Risposta. Non è un segreto che la Commissione europea considera fondamentale la lotta alla frode e all’evasione fiscale per assicurare l’equità e l’efficacia della tassazione. E abbiamo fatto pressione sugli Stati membri perché intensifichino la lotta contro questo tarlo a livello domestico, così come stiamo facendo su scala europea e internazionale. Non posso ancora esprimermi sugli specifici nuovi piani messi a punto dall’Italia per contrastare il fenomeno dell’evasione perché molto dipenderà dai dettagli che si stanno ancora definendo e da come i nuovi provvedimenti verranno attuati. In generale, tuttavia, non sono mai stato un grande sostenitore dei condoni fiscali. Credo, infatti, che possano ingenerare un rischio morale minando il principio dell’equità fiscale. Mi rendo conto, tuttavia, che i governi hanno bisogno di entrate supplementari e sono alla ricerca di nuovi strumenti per recuperare le tasse non dichiarate e non riscosse. Se utilizzati con saggezza, i meccanismi di voluntary disclosure sono strumenti utili per regolarizzare il passato, mettere ordine nella situazione dei contribuenti e ripartire da capo. Il mio consiglio a tutti gli Stati membri è quello di utilizzare i meccanismi di regolarizzazione volontaria solo come ultima risorsa, quando sono assolutamente necessari per azzerare il passato. Ma il loro utilizzo dovrebbe andare di pari passo con l’istituzione di pene più severe per le frodi commesse dopo la scadenza dei termini per la regolarizzazione volontaria delle pendenze passate con il Fisco.

D. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo inasprimento dei Paesi del G20 contro l’evasione fiscale internazionale. Qual è la strategia europea?

R. L’Unione europea è stata un front-runner nella campagna intrapresa a livello internazionale per reprimere l’evasione fiscale. Sia la Commissione che gli Stati membri hanno profuso grandi sforzi per spingere l’agenda internazionale a concentrarsi e trovare soluzioni al problema del contrasto all’evasione. Sono state adottate importanti misure a livello internazionale, come l’impegno per una maggiore trasparenza fiscale e l’approvazione del piano d’azione dell’Ocse sull’erosione della base imponibile e sullo spostamento dei profitti di impresa verso i Paesi a bassa imposizione. Da questo momento in avanti l’Unione europea sarà fortemente coinvolta nel guidare il lavoro su questi due temi, e mi aspetto che il 2014 sia un anno di risultati concreti. A livello comunitario, la Commissione ha dimostrato di essere pronta a mettere in campo tutti gli strumenti di cui possiede per reprimere l’evasione e l’elusione. La Commissione sta attualmente negoziando con la Svizzera e gli altri Paesi limitrofi nuovi accordi fiscali più forti. Inoltre, l’anno scorso la Commissione ha inviato richieste di chiarimenti verso alcuni Stati membri per alcune decisioni da loro intraprese a livello fiscale utilizzando le regole comunitarie sugli aiuti di Stato per fare in modo che le aziende Ue non ricevano vantaggi selettivi indebiti.

D. Nel processo di contrasto all’evasione internazionale perpetrata in Europa attraverso i baluardi del segreto bancario come Svizzera, San Marino e Monaco, la Commissione intende avvalersi dello strumento degli accordi bilaterali o preferisce puntare su intese multilaterali sulla scorta delle indicazioni emerse dal Global Forum dell’Ocse del Messico?

R. Abbiamo già predisposto accordi bilaterali sulla tassazione del risparmio tra l’Unione europea e ciascuno di questi Paesi. Si tratta dell’approccio più pratico. Anche se gli accordi sono molto simili tra di loro, è tuttavia necessario per noi riuscire a tenere conto di determinate specificità nella predisposizione di ogni intesa fiscale con un singolo Paese. Nel mese di maggio dello scorso anno, la Commissione ha ricevuto il mandato per negoziare un rafforzamento degli accordi fiscali esistenti tra l’Unione europea e la Svizzera, San Marino, Monaco, Liechtenstein e Andorra. Ho subito visitato tutti e cinque questi Paesi per definire le intenzioni della Ue nei colloqui fiscali che avremmo avviato. Il mio obiettivo per questi negoziati è sempre stato abbastanza semplice: i nostri vicini devono applicarsi norme di buona governance equivalenti a quelle che applichiamo all’interno dell’Ue. Sono lieto di poter dire che i negoziati sono attualmente in corso. Stiamo lavorando per incoraggiare il governo di Berna a impiegare i principi del codice di condotta dell’Unione europea in materia di tassazione delle imprese, che mira a garantire la leale concorrenza fiscale tra i Paesi. Alcuni progressi sono già stati fatti, ma il lavoro deve proseguire con vigore, in quanto gli Stati membri hanno chiesto un esito positivo entro l’estate di quest’anno.

D. La Commissione europea sta lavorando a una nuova legislazione comunitaria per risolvere il problema del profit transfer da parte delle imprese verso giurisdizioni a bassa tassazione all’interno dell’Unione? Mi riferisco, ad esempio, a casi noti dei giganti di internet che hanno spostato i propri utili da Paesi come Italia, Francia o Germania verso l’Irlanda per abbattere il peso del Fisco sui propri risultati.

R. La Commissione ha formulato raccomandazioni molto specifiche su come colmare le lacune e serrare le regole in modo che le imprese paghino la loro giusta quota nei Paesi in cui effettivamente realizzano utili. La revisione della direttiva sulle società madri e figlie, che ho proposto lo scorso novembre, rappresenta un’iniziativa importante in questo senso. Questa, infatti, non solo affronta una delle modalità prevalenti di evasione fiscale (hybrid-loan arrangements), ma impone anche agli Stati membri di adottare una norma comune anti-abuso che andrà a minare i regimi artificiali utilizzati dalle aziende per evitare il pagamento delle tasse. Nel frattempo, è diventato chiaro che la crociata per combattere l’evasione fiscale non può ignorare il mondo digitale. La nostra economia è guidata in maniera crescente da un’agenda digitale, ma le nostre regole fiscali non sono adattate a questo nuovo mondo. Per questo motivo, ho incaricato un gruppo di esperti di sviluppare soluzioni per risolvere i problemi più urgenti in questo campo. Il loro responso dovrebbe arrivare prima dell’estate. La Commissione intende quindi dare la massima priorità a proseguire le iniziative necessarie per garantire l’equa tassazione dell’economia digitale e dei suoi principali attori. Tuttavia, credo anche che, data la natura transfrontaliera delle imprese digitali, le soluzioni debbano arrivare su scala più ampia. Abbiamo bisogno di un forte approccio dell’Unione europea a questo problema, da condividere con i risultati dell’analisi sovranazionale a cui stanno lavorando gli esperti dell’Ocse.

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