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Rientro capitali con l’autoriciclaggio

La nuova voluntary disclosure per il rientro dei capitali dall’estero e per l’emersione del nero “nazionale” da ieri ha un primo testo definitivo. La commissione Finanze della Camera ha chiuso in tarda serata il suo compito di esame degli emendamenti e si appresta a passare il testo all’Aula.
L’ultima frenetica giornata ha portato grandi novità: dal testo dell’autoriciclaggio, definitivamente entrato nel disegno di legge 2247, all’ulteriore sconto sui reati di frode fiscale (che arriverà ad abbassare le pene a un quarto dell’importo, prima si parlava della metà) e al “salvataggio” dei professionisti.
Per gli articoli 2 e 3 del decreto legislativo 74/2000 – frode fiscale – la riduzione arriverà al punto di rendere la pena carceraria convertibile in una sanzione pecuniaria. Buone notizie per i professionisti: il cliente che deciderà di fare l’emersione manleverà il suo consulente, garantendo sotto propria e unica responsabilità di non aver attestato il falso.
Ma la partita grossa si è giocata sull’autoriciclaggio. L’emendamento Causi fa un’operazione di maquillage letterale minimalistico all’attuale 648-bis del codice (riciclaggio) ma che ha effetti molto importanti, a voler usare un eufemismo. In sostanza sparisce dall’incipit della norma l’espressione «fuori dai casi di concorso nel reato», cioé quella scialuppa di salvataggio che per decenni ha “immunizzato” il reale beneficiario delle operazioni di ripulitura. Il futuro reato di riciclaggio punirà invece «chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo» compiendo operazioni tali da «ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa». E per tutti i colpevoli, compreso l’auto-riciclatore, la condanna per il solo reato di “lavaggio” oscillerà tra 4 e 12 anni di carcere (al lordo, ovviamente, dell’applicazione degli istituti di legge, dal bilanciamento delle circostanze – attenuanti/aggravanti – a quelli procedurali: riti alternativi). Pena che però scenderebbe tra i 2 e gli 8 anni nell’ipotesi che il reato presupposto sia punito con pena edittale massima non superiore ai 6 anni. È il caso, vale appena la pena di sottolinearlo, dei reati fiscali anche più gravi (la dichiarazione fraudolenta dell’articolo 3 del decreto 74 è punita appunto con la pena massima di sei anni) e di tutti i reati societari, a partire dalle false comunicazioni con danno alla società (che è la forma più grave: 3 anni di reclusione e perseguibilità, tra l’altro, a querela di parte). Quindi la norma antievasori fiscali – visto che la finalità principale del nuovo 648-bis è colpire chi ha portato all’estero i fondi neri, e non a caso entra nel ddl “rientro dei capitali” – è di fatto il comma 2 appena illustrato. Problemi più seri dovrebbero invece avere i professionisti impegnati a strutturare la fuga dei capitali, insieme agli intermediari, bancari in testa, punti con «pena aumentata» per l’autoriciclaggio rispetto al riciclatore/autoriciclatore.
La norma di armonizzazione sistemica con la voluntary disclosure è nel quarto comma del nuovo 648-bis, che premia i “pentiti” (dall’evasore ai suoi consulenti) con uno sconto «fino a due terzi» di pena, ma a condizione che «assicurino le prove del reato» e impediscano l’ulteriore protrazione del delitto stesso (una sorta di norma “cugina” del ravvedimento fiscale). La voluntary fa cadere la perseguibilità dei reati presupposto di origine fiscale (dlgs 74/2000) ma non quelli societari (sul punto si veda anche Il Sole 24 Ore del 27 giugno).

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