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Rientro capitali a tappe forzate

Rientro dei capitali a ritmi serrati. Dopo due settimane dall’approvazione definitiva, è arrivato ieri in «Gazzetta Ufficiale» il provvedimento sulla voluntary disclosure. La legge n. 186/2014 entrerà in vigore dal 1° gennaio 2015. Da questa data decorreranno, quindi, tutte le tempistiche previste dalla legge ma anche il nuovo reato di autoriciclaggio, il quale – come sottolineato nei giorni scorsi – potrebbe portare a una sorta di seconda vita dei reati tributari commessi in anni passati in quanto la prescrizione della nuova fattispecie scatta dalla data del reimpiego delle risorse ottenute grazie al precedente illecito commesso. Reato di autoriciclaggio che, però, non si applicherà per chi aderirà alla voluntary disclosure (così come un’altra serie di reati tributari per cui è stato previsto uno “scudo”).
L’attuazione
Il calendario del rientro dei capitali avrà uno snodo importante nel provvedimento che il direttore dell’agenzia delle Entrate dovrà emanare entro il 31 gennaio per chiarire le modalità di presentazione dell’istanza e di pagamento di imposte, sanzioni e interessi per sanare il passato.
La bozza del modello da compilare, composto di due pagine, è già disponibile sul sito dell’Agenzia. Ma vanno chiarite le modalità per la presentazione della documentazione da allegare. Gli operatori attendono di sapere, infatti, come si coniugherà l’eventuale invio del modello in via telematica con la presentazione della documentazione necessaria a ricostruire tutta la situazione del contribuente. Per esempio, una delle formule a cui pensare potrebbe essere quella dell’accertamento con adesione, con una sorta di trasmissione del modello che fa da “prenotazione” per gli incontri successivi con i funzionari preposti.
Il nodo delle black list
Al di là delle questioni meramente amministrative, una scadenza da cui dipenderanno molte scelte è quella del 1° marzo. Si tratta del termine che la legge consente per l’uscita dalle black list, ossia entro il quale lo Stato estero in cui sono detenute le attività potrà firmare accordi sullo scambio di informazioni con l’Italia. Solo dopo tale data sarà possibile provare – insieme a un professionista – a quantificare il costo che si dovrà pagare. Questo perché gli importi varieranno in base al Paese da cui si vogliono far rientrare i capitali: la procedura sarà più onerosa se si tratta di Stati non usciti dalla black list (cosa che invece è già accaduta per il Lussemburgo, si veda Il Sole 24 Ore di ieri).
Verifiche a parte, non c’è troppo tempo da perdere perché la finestra per la collaborazione volontaria si chiuderà il 30 settembre 2015: i contribuenti avranno quindi solo 9 mesi per mettersi in regola con il fisco, sia per quanto riguarda il rientro dei capitali sia per l’evasione “nazionale”.
Anche per il pagamento è prevista una tempistica serrata: il versamento potrà essere eseguito in un’unica soluzione o in tre rate mensili. Il mancato pagamento di una delle rate comporterà il venir meno degli effetti della procedura. Gli importi dovuti dovranno essere pagati entro 15 giorni dalla data fissata per la comparizione, o entro 20 giorni per le somme dovute in base all’accertamento con adesione.

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