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Rientro, antiriciclaggio d’obbligo

L’instaurazione di un rapporto fra un destinatario della legge antiriciclaggio – professionisti e intermediari – con un contribuente interessato alla voluntary disclosure impone l’attivazione dei normali presidi di collaborazione attiva e passiva: identificazione, adeguata verifica (inclusa l’identificazione dell’eventuale titolare effettivo), registrazione e segnalazione delle operazioni sospette. Gli obblighi sussistono solo dal momento in cui viene conferito un incarico che comporti per i professionisti la resa di una prestazione professionale e per gli intermediari l’instaurazione di un rapporto continuativo o l’esecuzione di un’operazione.
L’adempimento degli obblighi avviene con le procedure normalmente in essere, le quali non richiedono modifiche o integrazioni ad hoc per la voluntary disclosure. In tema di adeguata verifica è richiesta l’applicazione di misure rafforzate in caso di elevato rischio di riciclaggio come l’emersione di capitali detenuti in Paesi ad alto rischio secondo le indicazioni del Gafi (Iran, Nord Corea, Algeria, Ecuador Indonesia, Myanmar). Anche la registrazione dei dati nell’archivio unico informatico o nel registro della clientela – che debbono essere alimentati entro 30 giorni – avviene con le usuali modalità. I destinatari dovrebbero essere ormai sensibilizzati sulla necessità di evitare violazioni che possono apparire di valenza formale, ma possono produrre gravose sanzioni. Ancora nel 2013 la maggior parte delle violazioni riscontrate nel corso delle attività ispettive ha riguardato e la violazione degli obblighi di adeguata verifica e di registrazione nonché, negli studi professionali, la mancata istituzione del registro della clientela. La segnalazione delle operazioni sospette si basa sul presupposto imprescindibile della provenienza criminosa dei beni. E non vi è ormai dubbio sul fatto che i reati tributari costituiscono presupposto del riciclaggio e, dal 1° gennaio, dell’autoriciclaggio.
Le procedure di disclosure non presentano probabilmente alcuno degli indicatori di anomalia contemplati dai provvedimenti della Banca d’Italia e del ministro della Giustizia, ma possono essere riconducibili a uno o più schemi di comportamenti anomali elaborati dalla Uif, come ad esempio: le frodi fiscali internazionali e le frodi nelle fatturazioni, le frodi sull’Iva intracomunitaria, l’anomalo utilizzo di trust, il settore dei giochi e delle scommesse, l’abuso di finanziamenti pubblici eccetera. Inoltre, gli indicatori di anomalia hanno la funzione di agevolare l’individuazione delle operazioni sospette, ma non possono contribuire a escludere la segnalazione.
Contrariamente alle norme sugli scudi fiscali, la legge 186/2014 anche per conformità agli standard internazionali (Ocse e Gafi) non prevede esoneri dagli obblighi di segnalazione. L’esonero generico previsto per i professionisti dall’articolo 12 del Dlgs 231/2007 va valutato con particolare attenzione. L’assistenza che un professionista può essere chiamato a fornire in una procedura di disclosure può riguardare, oltre alla consulenza, anche altre attività rilevanti (Allegato A al provvedimento Uic del 24/02/2006) e attinenti ad esempio l’apertura, chiusura e gestione di conti bancari, la gestione di denaro, strumenti finanziari e altri beni, la costituzione, liquidazione e gestione di società, enti, trust o strutture analoghe o qualsiasi altra operazione di natura finanziaria. Le sproporzionate conseguenze di un obbligo generalizzato di segnalazione di operazioni sospette esigono un approfondimento attento da parte del ministero dell’Economia e di Bankitalia a cui facciano seguito istruzioni dettagliate ai destinatari dell’antiriciclaggio.
Infine, si deve ricordare che la segnalazione dell’operazione sospetta è un atto distinto dalla denuncia di fatti penalmente rilevanti e, ove dovuta, va effettuata indipendentemente dall’eventuale denuncia all’autorità giudiziaria e che, verificandosene i presupposti sussiste sempre, prevalentemente per gli intermediari, l’obbligo di denuncia previsto dall’articolo 333 del Codice di proedura penale e sanzionato dall’articolo 709 del Codice penale

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