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«Ridurre tasse e spesa per rilanciare il Paese Ripresa a fine anno»

C’è un’emergenza da superare, un «passaggio stretto», non solo per l’Italia ma anche per l’Europa, dove è vitale che si metta a punto un pacchetto di misure per fronteggiare la sfiducia dei mercati finanziari. Questo passaggio potrà essere percorso e lasciato alle spalle, se la politica saprà indicare quale rotta va seguita e costruirla, pezzo per pezzo. Al suo debutto nell’assemblea della Banca d’Italia, il Governatore Ignazio Visco ha chiarito che la strada per uscire dalla morsa che l’alto livello dei tassi a lungo termine stringe nuovamente al collo dell’economia italiana «non sarà breve» e che imporrà costi a tutti. Spetta però alla politica definire un disegno organico, per sostenere le aspettative dei protagonisti dell’economia e le aspirazioni dei giovani, continuando a definire una prospettiva credibile.
«Sono giorni non facili per il nostro paese, in cui ciascuno deve applicarsi a svolgere il proprio compito al meglio delle sue possibilità – ha esordito –, rivolgendo un pensiero al «grave, luttuoso sisma che ha colpito in questi giorni l’Emilia» e assicurando che Bankitalia «non farà mancare il suo contributo». Poi Visco ha reso omaggio al suo predecessore Draghi e ringraziato i componenti del Direttorio, a cominciare dal direttore generale Fabrizio Saccomanni, lasciando capire l’intenzione di proporlo per un secondo mandato a ottobre. Visco ha quindi spiegato, nella chiave sobria e tecnica che gli è propria, che quest’anno la recessione è inevitabile e che solo con scenari «non troppo sfavorevoli», vale a dire se i tassi a lunga non peggioreranno, la flessione del Pil potrà essere limitata a -1,5 per cento, la ripresa invece arriverà solo a fine anno. Ha inoltre chiarito che il cocktail amarissimo, fatto di aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, difficoltà della raccolta bancaria, maggiori costi e minor credito all’economia ha comportato finora per la nostra economia una batosta dell’uno per cento del Pil e che senza i mille miliardi di euro immessi nel sistema dalla Banca centrale europea questo impatto sarebbe stato ancora maggiore.
Il responsabile di Palazzo Koch ha anche ricordato che la politica monetaria, gestita da Bankitalia in condominio nell’Eurosistema, può fare molte cose ma non i miracoli. Essa garantisce la cura dei sintomi più gravi (creando un argine al contagio, evitando crisi sistemiche, attenuando le tensioni), ma la terapia di fondo, per il futuro dell’Euro, deve essere definita e poi applicata dai politici. Così, per l’Europa serve un cambio di passo, una dettagliata road map che passi anche per innovazioni coraggiose, come ad esempio il fondo nel quale trasferire i debiti sovrani che eccedano una soglia uniforme (la proposta dei 5 saggi tedeschi parlava del 60%) a fronte di obbligazioni europee, chiarendo bene però che cosa comporta per noi il passaggio a un’Unione fiscale. Inoltre, ha sottolineato che è necessario evitare la rinazionalizzazione dei sistemi finanziari, utilizzando in modo creativo la cassetta degli strumenti, per esempio con la creazione di un fondo europeo per le crisi bancarie. Quanto alla politica interna, Visco ha apprezzato molto la rapidità e l’efficacia dell’azione del governo Monti sul fronte del risanamento. Ma non ha nascosto che il prezzo dell’innalzamento della pressione fiscale è stato l’approfondimento della recessione e ha sottolineato con forza che questo prezzo non può che essere temporaneo. Tanto più importante, ora è dare efficacia alla spending review con tagli di spesa che compensino il «necessario ridimensionamento del peso fiscale». Anche perché se ispirati a criteri di equità i tagli non dovrebbero compromettere la crescita, secondo il Governatore. Visco ha sottolineato anche che «i margini disponibili per ridurre il debito, anche con la dismissione di attività in mano pubblica, vanno utilizzati pienamente».
Occorre poi proseguire sulla strada delle riforme: istruzione, giustizia, sanità. Secondo il Governatore, anche le imprese dovrebbero fare uno sforzo aggiuntivo per rafforzare il proprio capitale, se lo Stato si incarica di semplificare l’ambiente normativo nel quale operano. Infine, un tema centrale proprio per il ruolo funzionale che compete a Banca d’Italia, il tema del credito e delle banche: Visco le ha difese dalla critica di essere disattente alle esigenze dell’economia, spiegando che attualmente le aziende di credito «sono esposte in misura rilevante nei confronti delle famiglie e delle imprese meritevoli di credito», ma anche rievocando il difficilissimo momento attraversato dal sistema del credito negli ultimi 5 mesi del 2011, quando la provvista netta delle banche italiane presso non residenti, sull’interbancario estero e in obbligazioni è diminuita di oltre 100 miliardi. Ha poi sottolineato che il sistema creditizio italiano in questi anni di crisi si è rafforzato patrimonialmente (il core tier one dei primi 5 gruppi bancari è oggi al 10%) anche se occorre prestare attenzione a un nuovo deterioramento della qualità dei crediti indotto dalla recessione. Dove Visco non ha lesinato la sferza è invece il campo della governance bancaria e dei costi, facendo chiaramente capire che 1.136 cariche di vertice in 10 gruppi bancari sono un po’ troppe e che tra le spese da tagliare ci sono anche quelle per le remunerazioni dei banchieri. Infine, ha sottolineato che «la gestione delle banche deve essere corretta» e dove emergono incongruenze «ci adoperiamo per opportuni cambi dei vertici e la collaborazione con l’autorità giudiziaria è intensa».

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