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«Ridurre il perimetro dello Stato»

Sarà la sfida del dopo voto: evitare il declino rilanciare l’economia del Paese. È il messaggio che Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, invia alla politica. «La spada di Damocle della realtà economica tornerà dopo le elezioni in tutta la sua asprezza. Servirà un largo concorso di forze realistiche e coraggiose», ha incalzato Squinzi, ricordando che l’Italia non cresce da troppo tempo, «mentre debito pubblico, spesa pubblica corrente e pressione fiscale crescono senza sosta».
Il presidente di Confindustria domani, giovedì e venerdì incontrerà i leader dei partiti per sottoporre loro il documento di proposte che gli industriali hanno messo a punto. «In campagna elettorale si è parlato molto di schieramenti e poco di economia reale», ha sottolineato Squinzi. «Siamo convinti che sui temi del documento si giochi il futuro dell’Italia e che su questi si debba concentrare l’agenda dei primi 100 giorni del nuovo Governo. Possiamo e dobbiamo farcela», ha aggiunto, concludendo a Milano, in Assolombarda, un convegno sui pagamenti della Pa.
«Se non si ridimensiona drasticamente il perimetro dello Stato vedo difficile qualsiasi soluzione», è il pensiero di Squinzi, che ha ricordato le proposte specifiche contenute nel documento confindustriale (semplificazione, riduzione di enti, riforma del Titolo V della Costituzione). «Le nostre regole scoraggiano gli investimenti e riducono l’attrattività dell’Italia».
Per favorire la ripresa e creare lavoro bisogna ridurre i costi delle imprese. Ecco la necessità della terapia d’urto indicata nel documento, dal taglio del costo del lavoro al pagamento di 48 miliardi, cioè di due terzi del debito della Pa che la Banca d’Italia, ha sottolineato Squinzi, stima in 71 miliardi. L’impatto sul deficit, ha aggiunto, visto che si tratta di debiti passati sarebbe irrilevante per il 2013. «L’emergenza economica e sociale che stiamo affrontando va superata con urgenza», ha incalzato il presidente di Confindustria, sottolineando, in riferimento al lavoro, che è «urgente frenare questa emorragia».
Terapia d’urto, quindi, da unire alle riforme strutturali, da avviare contemporaneamente, per agire sul contesto. Bisogna puntare sul manifatturiero, «infrangendo quell’atteggiamento antindustriale che nell’ultimo periodo si è largamente diffuso nel Paese». E poi avere più competitività, ridurre le tasse di famiglie e lavoro, dare sostegno a innovazione, ricerca, capitale umano, avere più attenzione alla green economy.
«Oltre un terzo delle aziende che chiudono lo fanno sotto la spinta dei ritardati pagamenti, soprattutto della Pa». Bene che l’Italia abbia recepito la direttiva europea sui pagamenti entro 30 giorni, e Squinzi ha ringraziato il commissario europeo Antonio Tajani, presente al convegno. Bene che la normativa italiana, ha sottolineato il presidente di Confindustria, si applichi anche all’edilizia e ai lavori pubblici, settori tra i più colpiti dai ritardati pagamenti. Le imprese, ha aggiunto, continueranno a contare sulla loro libertà negoziale. «Questa libertà noi imprese dovremo saperla usare con misura e rispetto per i nostri fornitori», ha detto Squinzi, ricordando il problema dei concordati che «funzionano come una sorta di patrimoniale», aggiungendo che Confindustria si batterà molto nei prossimi giorni per «risolvere questo problema di estrema gravità».

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