Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ridotto l’appeal dell’uso promiscuo

La stretta non dimentica i dipendenti e riduce anche per le auto concesse loro in uso promiscuo la deducibilità dal 90 al 70%.

La lettera b-bis) dell’art. 164, comma 1, del Tuir limita la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi nella misura in cui costituiscano reddito di lavoro per l’utilizzatore.

Prima del decreto legge n. 262 del 2006, era consentito per questi veicoli una deduzione integrale delle relative spese a condizione che gli stessi fossero dati in uso ai dipendenti «per la maggior parte del periodo di imposta».

Tale regola aveva inoltre fatto sorgere qualche dubbio circa la sua applicabilità (smentita dalla prassi) anche nel caso di soggetti titolari di redditi assimilati al lavoro dipendente (gli amministratori).

Infatti, la circolare 5/E del 26 gennaio 2001 si era espressa in modo negativo non potendosi configurare una assimilazione «totale» delle due tipologie di rapporto di lavoro a tutti gli effetti di legge. Pertanto, per i veicoli concessi in uso ai collaboratori coordinati e continuativi devono essere applicate le disposizioni della lettera b) dell’articolo 164.

L’attuale tetto di deducibilità per le spese relative ai veicoli assegnati ai dipendenti, come detto, corrisponde all’importo costituente reddito da lavoro dipendente, il cui ammontare, calcolato, ai sensi dell’art. 51, comma 4, del Tuir, in via forfetaria, è ora pari al 90%, ma dal prossimo anno si scenderà al 70% (su questo punto la legge di stabilità non fa presagire per ora ulteriori strette).

Quando al dipendente è concessa la possibilità di utilizzare un’auto aziendale anche per motivi personali o familiari esiste senza dubbio un benefit.

Al contrario non si può parlare di benefit quando l’auto dell’azienda è concessa al dipendente solo per lo svolgimento delle sue funzioni lavorative. Si pensi al dipendente che giunge presso la sede di lavoro al mattino, preleva l’auto aziendale per svolgere le sue mansioni con l’obbligo di riporla nel parcheggio aziendale alla fine della giornata lavorativa. È chiaro che in questa ipotesi non può vedersi alcun vantaggio aggiuntivo per il dipendente e quindi nessun benefit.

È vero però che molte volte ciò non accade e l’auto (pur rimanendo di proprietà dell’azienda) è utilizzata dal dipendente anche al di fuori dall’orario di lavoro, nei giorni di festa o di ferie.

In questo caso è senz’altro esistente un compenso in natura per il dipendente.

Quando un veicolo rientrante in una di queste categorie è concesso in uso al dipendente la regola a forfait stabilisce che è da considerare reddito per il dipendente il 30% dell’importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di 15 mila km calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle che l’Aci deve elaborare e comunicare al ministero delle finanze entro il 30 novembre di ogni anno.

Quindi:

  • l’Aci stabilisce annualmente il costo chilometrico dei diversi veicoli;
  • per quantificare il benefit occorrerà moltiplicare tale importo per 4.500.La procedura è quindi molto semplice: non ci possono essere dubbi nella quantificazione anche considerando che la stessa rappresenta una presunzione assoluta che prescinde dall’effettiva percorrenza del veicolo e ai fini della quantificazione del benefit è del tutto irrilevante che il dipendente sostenga a proprio carico tutti o taluni degli elementi che sono nella base di commisurazione del costo di percorrenza fissato dall’Aci.

    Una seconda regola a cui porre attenzione è data dal fatto che l’applicazione del calcolo a forfait porta d individuare il benefit che sarebbe da imputare al dipendente nel caso di concessione in uso dell’auto per l’intero anno. In caso contrario la cifra a forfait dovrà essere ridotta proporzionalmente conteggiando il numero di giorni per i quali il veicolo è assegnato al dipendente.

    Esempio:

    – una srl ha concesso in uso promiscuo a un dipendente un autoveicolo per il periodo compreso tra il 3 febbraio e il 30 aprile (87 giorni);

    – costo chilometrico di esercizio corrispondente ad una percorrenza di 15.000 km: . 0,50;

    – costo complessivo totale: . (0,5 x 15.000) = 7.500;

    – valore del benefit su base annua: (30% di 30.000.000) = e 2.250;

    – valore del benefit da attribuire al dipendente: . (2.250 x 87/365) = 536

    Il benefit tassato dovrà inoltre essere considerato al netto degli importi eventualmente trattenuti o addebitati al dipendente e ad esso fatturati per l’uso del veicolo. L’importo da sottrarre è quello al lordo dell’imposta sul valore aggiunto addebitata in fattura al dipendente.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Le recessioni impattano sulle pensioni future. Ma un Pil allo zero virgola fa anche peggio. Un Paese...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’efficace contrasto al fenomeno mafioso sempre più pervasivo nel tessuto imprenditoriale ed econ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Parte la possibilità per le imprese di ottenere liquidità per un milione di euro a fronte di aumen...

Oggi sulla stampa