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Rideterminazioni, conti separati

Da ormai 15 anni a scadenze regolari è riaperta la possibilità di rideterminazione dei valori delle partecipazioni e dei terreni posseduti da persone fisiche. La legge di Stabilità non smentisce tale abitudine e per l’ennesima volta concede una nuova possibilità ai contribuenti. Il provvedimento è una mera ripetizione dei precedenti e quindi dopo 15 anni dalla sua prima entrata in vigore si potrebbe ipotizzare che non vi siano dubbi per i contribuenti. Purtroppo invece i dubbi esistono e di seguito saranno esposti quelli maggiormente rilevanti con le soluzioni da noi proposte. I casi ancora aperti sono tali o perché fino a oggi l’amministrazione non si è espressa in modo specifico o perché sono conseguenza di provvedimenti e interventi di giurisprudenza e prassi su argomenti differenti che però risultano essere correlati alla possibile rideterminazione dei valori.

In sintesi, il provvedimento consente la rideterminazione nel caso in cui il possesso del bene fosse esistente al 1° gennaio 2015 e a patto che entro il prossimo 30 giugno si provveda a redigere apposita perizia di stima e a versare l’imposta sostitutiva (o la prima rata) dovuta.

Gli eredi e le partecipazioni/1. L’art. 68 del Tuir prevede che per le partecipazioni acquisite in successione il valore riconosciuto è quello indicato nella dichiarazione di successione. Ciò significa che l’erede che si vede assegnata una partecipazione, eredita la stessa ma non il valore fiscalmente riconosciuto in capo al de cuius che può essere diverso da quello dichiarato ai fini successori. Il dlgs 346/1990 prevede, infatti, che il valore della partecipazione da dichiarare ai fini dell’imposta di successione da parte dell’erede è sempre il corrispondente valore contabile della frazione di patrimonio netto. Con ciò si vuole significare che la valorizzazione della partecipazione deve avvenire in base al valore contabile del patrimonio netto della società partecipata dal de cuius. Così comportandosi l’erede avrà come costo fiscalmente riconosciuto quello esposto in successione e non invece quello che era già proprio del de cuius. Si potrebbe dire che de cuius ed erede sono considerati come soggetti distinti e che pertanto sostituendo il prezzo con quanto indicato in dichiarazione di successione la loro situazione replica ciò che accade nel caso di compravendita. L’amministrazione finanziaria ha mostrato di preferire una lettura meramente letterale delle disposizioni (art. 68 comma 6 del Tuir) escludendo che per l’erede vi sia la possibilità di far valere il valore già rilevante presso il de cuius. Lo spirito stesso della successione porterebbe invece a consentire il mantenimento del costo originario anche in capo al de cuius e si noti che ciò potrebbe avere un effetto sia positivo che negativo: positivo nel caso in cui il costo-de cuius fosse maggiore di quello rilevante ai fini successori e negativo nel caso opposto.

Gli eredi e le partecipazioni/2. Nel caso in cui il decesso dovesse intervenire tra la data di riferimento del possesso del bene e la data entro cui porre in essere gli adempimenti (perizia e pagamento), gli eredi si troverebbero nella scomoda posizione di non potere porre in essere alcuna rideterminazione. Ciò in quanto non potrebbero sostenere di avere avuto il possesso alla data di riferimento. A parziale deroga di questa conclusione vi è una abbastanza datata precisazione dell’amministrazione finanziaria contenuta nella circolare 27/E del 2003, in cui si è sostenuto che qualora il de cuius, prima della morte, abbia conferito mandato per la redazione della perizia, gli eredi potrebbero beneficiare del maggior valore risultante dalla perizia. Vi è però da sottolineare come tale presa di posizione è stata assunta in presenza di regole differenti rispetto alle attuali: all’epoca, infatti, in ambito di imposizione vigeva il diverso criterio del costo fiscalmente riconosciuto configuratosi presso il de cuius. Quindi all’epoca il costo ereditato dall’erede non era quello rilevante ai fini successori quanto piuttosto quello pari al costo effettivamente sostenuto dal de cuius ovvero il costo rideterminato da parte del de cuius stesso. Nonostante ciò si ritiene che l’indicazione della circolare 27/E sia ancora oggi applicabile con ciò offrendosi una possibilità in più per gli eredi.

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