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Ricorso valido anche in copia

di Ferruccio Bogetti

È ammissibile il ricorso spedito all'amministrazione in copia anziché in originale, anche se è senza la firma del contribuente e del suo difensore. Sono i principi espressi dalla Cassazione nella sentenza 6130/11.

Oggetto della controversia l'indeducibilità dei compensi pagati nel 1994 da una farmacia ai due amministratori. A seguire la rettifica del reddito d'impresa della società e dei redditi di partecipazione dei due soci. Tutti e tre impugnavano gli accertamenti e la Ctp li annullava, ma la Ctr su appello del fisco dichiarava inammissibili i ricorsi di primo grado. Primo, perché i contribuenti, invece di spedire all'ufficio gli originali dei ricorsi e poi depositare nella segreteria le relative copie, avevano spedito al l'ufficio le fotocopie e depositato gli originali in Ctp. Secondo, perché nelle copie spedite all'ufficio, ma non negli originali depositati in segreteria, mancavano le firme delle parti e del difensore. La Ctr, invece, aveva respinto la censura di tardività degli appelli dell'erario perché proposti fuori termine.

L'istanza di legittimità

Società e soci ricorrevano in Cassazione. Col primo motivo insistevano per l'inammissibilità degli appelli. Ad avviso dei contribuenti, che avevano notificato al fisco le sentenze per far decorrere il termine breve per l'impugnazione, la notifica sarebbe stata valida anche se effettuata da un ufficiale giudiziario territorialmente incompetente. A loro avviso, l'articolo 16 del Dlgs 546/92 prevede l'utilizzo della raccomandata con ricevuta di ritorno e quindi l'intervento del l'ufficiale sarebbe un di più. In ogni caso opererebbe la sanatoria prevista dall'articolo 156 del Codice di procedura civile perché l'ufficio era venuto effettivamente a conoscenza della sentenza, tant'è che aveva nel l'immediato sgravato le imposte iscritte a ruolo.

La pensava diversamente la Corte. L'intervento dell'ufficiale non è un dippiù. Intanto il comma 2 dell'articolo 38 del Dlgs 546/92 allora vigente (prima delle modifiche del Dl 40/10) richiama gli articoli 137 e successivi del codice di rito e non l'articolo 16 del Dlgs 546/92. Inoltre «ai fini della decorrenza del termine per impugnare, rileva esclusivamente la conoscenza acquisita mediante rituale notificazione del provvedimento impugnato, restando improduttiva di effetti, in caso di nullità di tale notificazione, la conoscenza acquisita aliunde, che non è idonea a sanare la nullità per raggiungimento dello scopo».

Semplice irregolarità

Col secondo motivo i ricorrenti chiedevano l'ammissibilità dei propri ricorsi introduttivi. Secondo la Corte l'invio della copia all'ufficio, anziché dell'originale, sarebbe una mera irregolarità, anche senza firma del contribuente. Intanto «le previsioni di inammissibilità, proprio per il loro rigore sanzionatorio, devono essere interpretate in senso restrittivo, limitandone cioè l'operatività ai soli casi nei quali il rigore estremo è davvero giustificato» (Cassazione 21170/05), anche al fine di tutelare le parti in posizione di parità, evitando irragionevoli sanzioni di inammissibilità (Corte costituzionale 189/00 e 520/02). Inoltre, il comma 5 dell'articolo 22 del Dlgs 546/92 permetterebbe al giudice tributario, in caso di contestazione, di ordinare l'esibizione degli originali e quindi d'accertare la sostanziale regolarità dell'atto. Ma anche la mancanza della firma del difensore sulle copie dei ricorsi inviati al l'ufficio non minerebbe il ricorso. Intanto «perché il comma 4 dell'articolo 18 sanziona con l'inammissibilità la mancata sottoscrizione del ricorso, ma non fa alcun cenno alla sottoscrizione della procura apposta a margine del ricorso (ben potendo,del resto, l'incarico essere rilasciato su un atto diverso dal ricorso)».

Inoltre la conformità «tra l'atto depositato nella segreteria della Ctp e l'atto spedito all'ufficio riguarda unicamente il contenuto e non la trascrizione della procura a margine del medesimo». In passato, la Suprema corte, con la sentenza n. 13208/07, aveva espresso il principio secondo cui «nel processo tributario la procura alle liti deve essere apposta sull'originale del ricorso, e non anche sulla copia notificata alla controparte, nella quale è sufficiente che compaia una annotazione la quale attesti la presenza di tale procura sul l'originale».

 

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