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Ricorso (quasi) salvo se agli atti manca la data di ricezione

Nella valutazione della procedibilità del ricorso in Cassazione – se dagli atti non risulta la data in cui la sentenza è stata notificata – è onere del controricorrente dimostrare che il ricorso è stato proposto fuori “termine breve”. E se la prova manca, il ricorso è perfettamente procedibile. Ad affermare questo importante principio è la sezione tributaria della Cassazione con la sentenza 19750 depositata il 18 settembre scorso.
Nel caso di specie i giudici, prima di scendere nell’esame della controversia, si sono posti il problema della procedibilità del ricorso proposto dall’agenzia delle Entrate. In particolare per il collegio giudicante, sebbene l’Amministrazione finanziaria non avesse detto che la sentenza le era stata notificata, tale circostanza si evinceva dagli atti.
Il fatto che la sentenza venga notificata è una circostanza importante perché in questo caso, per il ricorrente, scatta il termine breve di 60 giorni per la proposizione del ricorso in Cassazione (articolo 325 del Codice di procedura civile). Allo stesso modo è importante il rispetto del secondo comma n. 2 dell’articolo 369 del Codice di rito, che prevede che insieme al ricorso deve essere depositata – a pena di improcedibilità – copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relazione di notificazione, se questa è avvenuta. Tale adempimento è funzionale al riscontro, da parte della Corte, della tempestività dell’esercizio del diritto di impugnazione.
Nel caso di specie l’Agenzia aveva sì depositato la copia autentica della sentenza, così come notificata con tanto di relata di notifica dell’ufficiale giudiziario, solo che l’ufficiale giudiziario aveva provveduto alla notifica a mezzo posta e sulla busta verde allegata dalla ricorrente vi era il timbro di partenza ma non quello di arrivo. In estrema sintesi non vi era agli atti la prova della data in cui l’Amministrazione finanziaria aveva ricevuto il plico raccomandato (unica data dalla quale fare decorrere il termine breve). Tale prova, del resto, si evince dalla cartolina di ritorno (avviso di ricevimento) che però è nella materiale disponibilità solo di chi ha effettuato la notifica.
In una situazione del genere, la Cassazione ha ritenuto di fare una interpretazione costituzionalmente orientata della norma al fine di evitare, anche in osservanza del principio del giusto processo, oneri tali da rendere particolarmente difficoltosa la tutela giurisdizionale.
Per questo motivo i supremi giudici hanno ritenuto che ai fini della procedibilità del ricorso sia sufficiente – nel caso in cui il ricorrente alleghi che la sentenza impugnata gli è stata notificata a mezzo del servizio postale, o comunque tale circostanza risulti dall’esame degli atti prodotti – che il ricorrente stesso depositi, insieme al ricorso, copia autentica della sentenza con la relazione di notificazione, cioè l’attestazione dell’ufficiale giudiziario della spedizione dell’atto, spettando al controricorrente l’onere di contestare, attraverso il deposito dell’avviso di ricevimento in suo possesso, che la notifica del ricorso sia avvenuta nel termine breve decorrente dalla data del perfezionamento del procedimento notificatorio della sentenza, da lui attivato.
Poiché nel caso di specie la società controricorrente nulla ha eccepito al riguardo, il ricorso è sfuggito – per la Cassazione – alla sanzione dell’improcedibilità.

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