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Ricongiunzione, assegni ridotti

La ricongiunzione torna gratis, ma si rifà sulla pensione. Infatti, è vero che non si pagheranno oneri, ma al prezzo (appunto) d’intascare una pensione ridotta e non prima di 62 anni di età. Per chi fosse più avanti con l’età, potrebbe risultare addirittura più conveniente la totalizzazione contributiva. È quanto risulta dalle prime simulazioni, approssimative ma indicative della nuova «totalizzazione retributiva» prevista dal ddl di Stabilità.

Lo stop alla ricongiunzione gratuita. La nuova «totalizzazione retributiva» (si veda ItaliaOggi di ieri) mira a correggere la nota questione dello stop al ricongiungimento gratuito. Una facoltà che ha consentito, fino al 2010, di unificare i contributi versati in diverse gestioni (Inpdap, Inps, ecc.) per un’unica pensione. La facoltà è stata sempre gratuita per i dipendenti e a pagamento per quelli autonomi; altri lavoratori (quelli a progetto, co.co.co., partite Iva) non ne hanno mai goduto. Dal 1° luglio 2010 le situazioni sono state equiparate: chi ne fruisce, dipendente o autonomo, deve pagare il trasferimento dei contributi. In alternativa, se non vuole sborsare soldi, deve far ricorso alla totalizzazione la quale, però, impone il calcolo contributivo della pensione: una soluzione inaccettabile per coloro che, naturalmente o proprio grazie alla ricongiunzione, contavano di potersi ancora avvalere del vecchio e magnanimo criterio retributivo di calcolo della pensione. A costoro, infatti, le opzioni di pensionamento tornano entrambe punitive: pagare un conto salatissimo per avvalersi della ricongiunzione vecchia specie; o ricorrere alla totalizzazione ma con una perdita in termini di pensione.

La «totalizzazione retributiva». Deciso a metterci riparo, il governo ha inventato la terza via: la «totalizzazione retributiva». Peraltro con l’interessante novità dell’estensione generalizzata a tutti i lavoratori inclusi quelli della gestione separata (co.co.co. ecc.). Alcune simulazioni aiutano a capire se e quanto sia conveniente la nuova soluzione. Prima di tutto va ricordato che il nuovo criterio dà diritto alla pensione di vecchiaia in base alla riforma Fornero ossia, per il 2013, con 20 anni di contributi e un’età di 62 anni e 3 mesi per le lavoratrici dipendenti del privato; di 63 anni e 9 mesi per quelle autonome; di 66 anni e 3 mesi per i dipendenti pubblici e lavoratori autonomi. Ciò fa capire che non c’è scampo per chi poteva contare sulla vecchia ricongiunzione per anticipare l’uscita dal lavoro (per esempio facendo valere i requisiti del 2011 con la «certificazione del diritto»): questo anticipo può solo pagarselo. Il resto, si può valutare in tabella dov’è simulata la situazione di un lavoratore in due casi: 35 e 40 anni di lavoro, in parte versati a Inps e in parte a Inpdap. Da notare che la pensione retributiva (o dell’ex ricongiunzione gratuita), prima colonna, è sempre superiore alle altre opzioni. Il dato nuovo appare un altro: se cresce l’età, la totalizzazione contributiva risulta più conveniente della nuova retributiva.

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