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Ricomincia la corrida dello spread

Come tutte le ricadute, anche quelle dei mercati finanziari sono particolarmente dolorose, perché avvengono nella peggiore disposizione di spirito, quando ormai si pensa di essere sulla via della guarigione. Nel caso dei mercati, da anni preda della crisi, questi improvvisi scoppi di febbre rappresentano poi un’autentica bastonata sulla fiducia, aumentano l’incertezza e incentivano i comportamenti irrazionali degli investitori meno avveduti.
Esempio classico è lo spread, il differenziale di rendimento dei titoli pubblici decennali rispetto al Bund tedesco, che tra l’altro riguarda direttamente gli impieghi da sempre più amati dagli italiani: quelli obbligazionari. Dopo un periodo di rientro dall’emergenza, le scorse settimane hanno riportato d’attualità la crisi dei debiti sovrani nell’area euro, a partire da quelli di Spagna e Italia (ma non sono immuni altre nazioni, dalla Francia all’Olanda). In realtà, in un mercato a vasi comunicanti lo scossone si è trasmesso immediatamente ai listini azionari (specialmente dei Paesi più deboli o avvertiti come tali), spinti al ribasso dalle vendite piovute su banche e finanziari.
I grandi investitori tengono la situazione sotto stretto controllo per capire se si tratta di scosse di assestamento (per quanto brusche e prolungate) oppure di nuovi terremoti in grado di modificare lo scenario. Inutile negare che le preoccupazioni per il verificarsi di questa seconda eventualità esistono, e tuttavia per il momento lo stato d’animo – quello che i tecnici definiscono sentiment – non sembra compromesso.
«Il problema dei deficit pubblici e delle questioni collegate sussiste – spiega infatti Pierre Ciret, economista di Edmond de Rothschild asset management -, ma rispetto al 2011 tre fattori hanno ridotto il loro impatto. Primo: molti Paesi hanno già fatto qualche progresso. L’entità è variabile, ma le necessarie decisioni sono state prese. Secondo: dopo molti ritardi, le istituzioni Ue si sono attivate. Infine, la Bce è riuscita a reagire efficacemente con le due operazioni Ltro, che hanno evitato una crisi di rifinanziamento». La conclusione non porta però a negare l’esistenza del problema: «Il rischio di contagio ora è più basso – aggiunge Ciret -, ma il sistema finanziario, in particolare il mercato interbancario, non è ancora tornato alla normalità. La fiducia si ristabilirà, ma ci vorranno mesi per ricostruire ciò che è stato distrutto in poche settimane».
Nemmeno l’analisi di Goldman Sachs nasconde le difficoltà, che però riguardano tanto le economie periferiche quanto le più forti. «Per alcune economie dell’Eurozona come Grecia, Portogallo e probabilmente Spagna – si legge in un report significativamente intitolato Escaping the vicious circle – l’obiettivo di ristabilire l’equilibrio solo attraverso l’aggiustamento del ciclo congiunturale appare arduo, al punto da risultare irraggiungibile. Efficaci riforme strutturali possono modificare i parametri di queste economie. Per molti Paesi questa è l’unica prospettiva realistica, ma la necessità di riforme non riguarda esclusivamente la periferia dell’Eurozona: anche Germania e Francia su questo terreno hanno un importante lavoro da fare». Qualche passo è già stato compiuto, in particolare da Portogallo, Spagna e Italia. «Ma queste nazioni – precisa la nota di Goldman Sachs – sono ancora più vicine all’inizio del viaggio che alla fine, e la strada da percorrere rimane difficile». Ciò, tra l’altro, contribuisce a spiegare l’incertezza degli investitori e di conseguenza la volatilità dei mercati.
A distanza più ravvicinata la situazione appare infatti controversa. «Il costo del finanziamento in Spagna si avvicina alla zona critica del 6,5-7 per cento. Al di là di questi livelli – chiarisce Olivier Debat, product specialist di Union Bancaire Privée – l’evoluzione del debito greco o portoghese ci ricorda che un piano di salvataggio europeo è uno scenario probabile».
Inevitabilmente, questa possibilità pesa sulle previsioni: «Il progressivo peggioramento delle condizioni di finanziamento per la Spagna potrebbe provocare un intervento diretto della Bce con la ripresa del programma di acquisto di titoli. Un altro scenario – conclude Debat – vedrebbe un intervento indiretto tramite le banche spagnole e una terza operazione Ltro. Le banche spagnole hanno infatti utilizzato una parte della liquidità ottenuta dalla Bce con i programmi Ltro 1 e 2 per acquistare titoli del debito pubblico spagnolo».

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