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Riciclaggio, vigilanza sollevata

L’Organismo di vigilanza non ha l’obbligo e il potere di impedire direttamente i reati di riciclaggio eventualmente commessi da apicali o da lavoratori subordinati dell’azienda presso la quale è stato nominato. L’Organismo non è responsabile per omesso impedimento di tali reati, salvo alcune ipotesi peculiari, quali l’attribuzione ai componenti dell’Organismo di ulteriori funzioni o cariche aziendali. Lo precisa l’Associazione dei componenti degli organismi di vigilanza ex dlgs 231/2001 in un corposo documento del 22 gennaio scorso dalla stessa elaborato e reso disponibile sul suo sito internet pochi giorni fa.

Le linee guida ricordano che per contrastare i reati di riciclaggio (ricettazione; riciclaggio; impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita; autoriciclaggio), il legislatore ha stabilito che da questi derivi una responsabilità amministrativa a carico degli enti ex art. 25-octies, dlgs 8/6/2001, n. 231 e ha imposto agli stessi enti numerosi obblighi e prescrizioni. I recenti interventi normativi, tra i quali il recepimento da parte dell’Italia della quarta e della quinta direttiva europea in materia di antiriciclaggio, rendono difficile individuare con precisione quali sono i compiti dell’Organismo di vigilanza e quale la sua responsabilità.

Il documento dell’Aodv231 si sofferma quindi sui diversi compiti assegnati dalla normativa antiriciclaggio all’Organismo di vigilanza declinandone le relative, eventuali responsabilità.

Sul piano penale, come già detto sopra, nonostante abbia poteri e obblighi di verifica, di analisi, di segnalazione agli organi di vertice delle carenze funzionali e delle inosservanze del modello organizzativo adottato ai sensi del dlgs 231/2001 l’Odv, secondo l’indirizzo assolutamente maggioritario, non ha l’obbligo e il potere di impedire direttamente i reati (anche di riciclaggio) eventualmente commessi da apicali e subordinati. L’Odv, in tale prospettiva, non è quindi responsabile per omesso impedimento di tali reati, salvo alcune ipotesi peculiari, quale l’attribuzione ai componenti dell’Odv di ulteriori funzioni o cariche aziendali.

Sul piano civilistico può parlarsi, invece, di una responsabilità dei componenti dell’Odv come responsabilità per inadempimento di obblighi contrattuali assunti da ciascuno di tali componenti nei confronti dell’ente; pur in assenza di una espressa adesione da parte dei componenti dell’Odv, in sede di insediamento iniziale, ad uno strumento contrattuale che ne definisca compiti e responsabilità, si ritiene infatti configurabile comunque una convenzione, tra i suddetti componenti e l’ente, che trova le proprie radici nelle previsioni normative che definiscono gli obiettivi e i compiti dell’Odv nel suo complesso, dalle quali può pertanto desumersi il contenuto di obblighi di correttezza e diligenza applicabili all’attività dei suddetti componenti. Un aspetto di notevole interesse concernente la posizione giuridica dell’Odv attiene alla possibilità di configurare una responsabilità di natura civilistica in capo ai suoi componenti nel caso di mancata o insufficiente vigilanza sul funzionamento ed osservanza del modello organizzativo.

Più articolata è la questione delle responsabilità dell’Organismo ai sensi della normativa antiriciclaggio perché oggetto di interventi che hanno modificato l’originario disposizione. Più precisamente, all’esito della riforma intervenuta nel 2017 è venuto meno il reato ex art. 55, comma 5, dlgs 231/2007 e alla sola qualifica di membro dell’Odv non si correla la configurabilità di una responsabilità per mancato impedimento dei reati commessi da apicali e subordinati. Il mancato riferimento all’Odv nell’elenco degli organi di controllo di cui al (nuovo) art. 46, dlgs 231/2007 sottrae l’Odv agli obblighi della normativa antiriciclaggio (e alle conseguenti responsabilità) ma non lo priva, nei limiti della vigilanza sul modello organizzativo, delle funzioni connesse alla prevenzione dei reati ex art. 25-octies, dlgs 231/2007.

A diverse conclusioni di deve invece pervenire relativamente al ruolo dell’Odv nell’ambito della normativa sul whistleblowing, disciplina con la quale si intendono contrastare i comportamenti illeciti all’interno di enti pubblici e privati introducendo un meccanismo di segnalazione ad uso dei lavoratori che sia atto ad impedire possibili future ritorsioni contro il segnalante. In tale ambito l’Odv sarà chiamato a verificare, a seguito dell’aggiornamento del modello organizzativo da parte del consiglio di amministrazione, la conformità del medesimo alle nuove previsioni normative in tema di segnalazione delle violazioni ed eventualmente a fornire indicazioni alle funzioni operative competenti al fine di rendere il modello conforme alle disposizioni in materia. In tale contesto l’Odv, precisa l’Aodv231 nelle sue linee guida, deve svolgere poi una generale attività di vigilanza sulla nuova procedura adottata.

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