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Riciclaggio spia dell’evasione

Un quinto delle segnalazioni di operazioni sospette (su 98 mila al netto di quelle per voluntary disclosure) sono state per violazioni alla normativa fiscale. Mentre crescono del 16% le segnalazioni che hanno coinvolto movimenti finanziari con i paradisi fiscali. Il dato emerge dal rapporto annuale 2018 dell’Unità di informazione finanziaria presentato ieri a Roma dal direttore Claudio Clemente.

Sul fronte evasione fiscale, sono oltre 17 mila gli alert trasmessi all’Unità di informazioni finanziaria sul riciclaggio da evasione. Il dato, sebbene in calo rispetto al 2017, è, per così dire, ripulito dalla stagione della voluntary disclosure (collaborazione volontaria) quando ci fu una trasmissione «anomala» di Sos soprattutto da parte dei professionisti per evitare denunce di mancata vigilanza. L’evasione fiscale, riporta la relazione dell’Unità di informazioni finanziaria presentata ieri, è una delle aree di rischio giudicate più rilevanti tanto da aver condotto una vera e propria mappatura delle maggiori casistiche in cui la relazione riciclaggio-evasione è una simbiosi. Nel biennio precedente (2016-2017), riporta il documento Uif, le segnalazioni riconducibili alla tipologia fiscale, al netto di quelle di voluntary disclosure, sono risultate poco più di 15 mila nel 2016 e circa 16.700 nel 2017

Nel 2018 «il 72% dei casi emersi in tale area di rischio è stato ricondotto a schemi operativi consolidati caratterizzati da giri di fondi tra persone fisiche e giuridiche collegate, possibili false fatturazioni, transiti su rapporti personali di operatività apparentemente di natura commerciale, prelevamenti di denaro contante da rapporti aziendali. L’analisi integrata delle informazioni disponibili», si legge nel documento, «ha confermato frequenti connessioni con contesti di criminalità organizzata ovvero con fenomeni di usura, estorsione, corruzione».
Tra gli schemi emersi e sottoposti all’attenzione dell’unità finanziaria ci sono, in particolare, le cessioni dei crediti tributari. «In taluni casi, spiegano i tecnici dell’Unità di banca di Italia, «l’analisi tecnica ha evidenziato la ricorrenza di elementi tipici delle frodi nelle fatturazioni mirate alla formazione strumentale di posizioni creditorie nei confronti del fisco. Spesso la cessione dei crediti tributari, presumibilmente falsi, è avvenuta a prezzi di molto inferiori al loro valore nominale».

Una altra zona grigia è rappresentata dalle indebite compensazioni dei debiti tributari, «sono state osservate anche operazioni di accollo di debiti tributari da parte di imprese che dichiaravano di aver maturato posizioni creditorie nei confronti del fisco anche per importi considerevoli e presumibilmente fittizie».

Occhi puntati anche sui rapporti con i paradisi fiscali, paesi terzi il cui elenco è stato ampliato. Nel 2018, «il numero di segnalazioni che coinvolgono transazioni effettuate in contropartita con paesi a rischio di riciclaggio, al netto di quelle appartenenti alla categoria voluntary disclosure, è notevolmente cresciuto (+16%). Su queste segnalazioni» scrivono dall’Uif, «si concentra un tasso di interesse investigativo molto elevato, in particolare nei casi oggetto di approfondimenti condotti dalla Uif grazie a un’accresciuta capacità di selezione» .

Cristina Bartelli

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