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Con il riciclaggio non si scherza

È profitto del riciclaggio, e quindi scatta la confisca sull’intera somma ripulita, anche se l’imputato ne ha goduto solo in parte. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 37120 del 5 settembre 2019, ha confermato la confisca a carico di tre imprenditori.

La sezione penale feriale è giunta a questa conclusione prima definendo i confini del delitto di riciclaggio. Per gli Ermellini, infatti, è pacifico che il profitto, misura della confisca da disporsi per equivalente nell’ipotesi in cui non sia individuabile in via diretta il bene o il valore derivato dalla commissione del reato, corrisponde secondo il pacifico insegnamento di legittimità al vantaggio economico tratto dall’imputato attraverso la commissione del reato, distinguendosi così dal prodotto del reato. Risulta di immediata percezione che la determinazione della misura del profitto è funzione direttamente correlata sia alla tipologia del delitto da cui discende il profitto, sia alla natura dei beni oggetto del delitto stesso, in quanto il vantaggio economico che può ritrarsi dalla commissione dei singoli reati dipende da variabili rappresentati dalla tipologia delle operazioni di fatto e giuridiche che si realizzano attraverso la commissione dei reati, dalla loro capacità di incidere sul valore e sulla concreta disponibilità di beni, diversamente incommerciabili o di valore di mercato assolutamente inferiore, in diretta correlazione alle caratteristiche dei beni stessi (come per l’ipotesi del riciclaggio di veicoli).

In altre parole, le operazioni di riciclaggio, così come quelle di reimpiego, ove abbiano a oggetto somme di denaro assicurano, come esattamente precisato dal provvedimento impugnato, il profitto del reato (e non il profitto conseguito dall’autore del reato, rilevando tale profilo in diversa sede) che è rappresentato esattamente dal valore delle somme di denaro che siano state oggetto delle operazioni dirette ad ostacolare l’individuazione della provenienza delittuosa (poiché, in assenza di quelle operazioni, dette somme sarebbero destinate ad essere sottratte definitivamente, in quanto provento del delitto presupposto rispetto al delitto di riciclaggio). La condotta di riciclaggio, infatti, assicura l’integrale disponibilità giuridica dei valori riciclati, consentendone l’utilizzazione sia attraverso il godimento diretto sia mediante il reimpiego in altre attività a contenuto economico.

In definitiva, dal momento che il riciclaggio ha per oggetto somme di denaro, il profitto del reato è l’intero ammontare delle somme che sono state «ripulite» attraverso le operazioni di riciclaggio compiute dall’imputato. Il fatto che l’imputato abbia goduto solo in parte (nella misura del 3%) del profitto è irrilevante.

Debora Alberici

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