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Riciclaggio, l’Italia sul podio

Le imprese italiane? Non sempre «case di vetro», al punto da lasciare il fianco scoperto a fenomeni di riciclaggio: un pericolo che vede il nostro paese al terzo posto (dietro Lussemburgo e Germania) fra gli stati europei più esposti. Lo si legge nel dossier di un organismo, lo European network on Debt and development (Eurodad), che riunisce 46 organizzazioni non governative tra cui Oxfam e l’italiana Re-Common, il cui obiettivo è sottrarre al mercato e alla finanza il controllo delle risorse naturali; lo studio, diffuso ieri, propone una tabella elaborata sulla base dell’indice dell’Institute of governancÈs Anti-money laundering di Basilea e, su una scala di 0 a 10 (dal rischio inesistente di riciclaggio di fondi a quello elevato) il Lussemburgo si trova a 6, la Germania fra il 5 e il 6, l’Italia poco dopo quota 5, mentre Spagna, Olanda e Francia hanno un punteggio inferiore a 5. In generale, la media europea oltrepassa di poco il 4. Tra i paesi dell’Unione a minor rischio riciclaggio, la Slovenia, seguita da Danimarca e Svezia.

Nel rapporto vengono analizzate, fra l’altro, le relazioni fiscali degli stati Ue con i paesi in via di sviluppo, nonché le azioni messe in campo per incoraggiare la trasparenza delle attività economiche delle società e il pagamento delle imposte da parte delle realtà produttive multinazionali; va, però, segnalato che l’Eurodad non menziona le norme che saranno adottate nei prossimi mesi da Bruxelles, dopo l’accordo tra i governi europei sullo scambio automatico di informazioni concernenti i «tax rulings» (gli accordi preventivi che le imprese multinazionali possono stipulare con il fisco per fissare in anticipo il trattamento tributario applicabile, ndr), e non tiene conto degli effetti pratici sui comportamenti futuri delle società e delle amministrazioni fiscali dovuti al giro di vite dell’Antitrust europeo nelle inchieste su episodi di «tax ruling», fra cui quello della italoamericana Fiat (ora Fca) con le autorità del Lussemburgo e quello del colosso statunitense della commercializzazione di caffè Starbucks con l’Olanda (si veda anche ItaliaOggi del 21/10/2015).

Quanto all’Italia, pur al terzo posto per vulnerabilità nei confronti del riciclaggio, il dossier ricorda che ha stilato una «black list» di paradisi fiscali. E non riconosce la deducibilità dei costi relativi ai trasferimenti.

 

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