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Riciclaggio con maxi-banconote

di Roberto Galullo

Nell'Eurozona, secondo la Banca centrale europea, a fronte di 814 miliardi in circolazione ad agosto 2010 il 34,89% degli euro immessi nel mercato era costituito da biglietti da 500, nonostante ben poche siano le persone che li maneggiano. Dal 2002 l'immissione delle banconote da 500 ha registrato una crescita annuale del 32%, consentendo di passare dai 31 miliardi complessivi di allora ai 284 miliardi attuali. Le banconote da 500 sono oggi uno degli strumenti preferiti per il riciclaggio del denaro sporco, anche perché in un pacchetto di sigarette si possono stipare banconote da 500 per 20mila euro. Una comune valigetta ne può contenere per un valore di sei milioni con un peso di pochi chilogrammi, mentre in una cassaforte di 45 centimetri potrebbero addirittura essere custoditi 10 milioni. Questo ha indotto il Regno Unito a vietare la distribuzione delle banconote da 500 euro nelle proprie banche.

La Guardia di finanza di Vicenza, agli ordini del colonnello Paolo Borrelli, dall'inizio dell'anno ha individuato, per esempio, transazioni finanziarie sospette per circa 36 milioni. La gran parte inseguendo le tracce dell'anomalo ricorso a banconote da 500 la cui peculiarità, nel giorno in cui si svolge il "no cash day", è particolarmente importante. Alla luce dell'allarme della Gdf, la Procura di Vicenza ha deciso di monitorare la circolazione delle banconote da 500 euro, di fatto utilizzate nei traffici illeciti e nel riciclaggio di denaro e non, invece, nelle transazioni regolari.

I casi emersi nell'ultima operazione della Gdf della città veneta sono significativi. Un pensionato che aveva versato sul proprio conto corrente 105mila euro con due sole operazioni in banconote da 500 euro non aveva destato sospetti alla banca e fatto scattare la segnalazione antiriciclaggio. E dire che il pensionato non aveva le capacità patrimoniali per far fronte a tali depositi. Se il deposito del pensionato era il provento della corruzione, commessa nell'esercizio delle proprie funzioni da un ex pubblico ufficiale – tratto in arresto nel corso delle indagini – in altri due casi si è riscontrato che i rapporti di conto corrente erano strumentali alle operazioni di frode all'Iva. Sul conto di un imprenditore indagato e arrestato, i finanzieri hanno rilevato ripetute operazioni di movimentazione di ingenti somme di denaro, anche in banconote da 500 – per lo più versate e contestualmente prelevate per contanti o girate all'estero con bonifici privi di plausibili descrizioni – non coerenti con il profilo economico/finanziario del cliente, che altro non rappresentavano se non la retrocessione in nero al cessionario dell'Iva non versata nelle frodi realizzate. In un altro istituto di credito è stato rilevato, invece, che alcuni imprenditori di Arzignano si sono rivolti a una filiale di un istituto bancario in un luogo lontano dalla zona di residenza e di attività – in provincia di Treviso – per il fatto che lì i controlli antiriciclaggio erano poco incisivi (sebbene non ci sia alcun diretto coinvolgimento degli impiegati nei reati contestati ai clienti).

L'ultimo caso riguarda il rapporto tra una quarta banca e un professionista, indagato per corruzione e arrestato. I finanzieri hanno riscontrato la presenza di un libretto nominativo, intestato al professionista con un saldo di due milioni, che è stato movimentato in forma anomala in almeno due distinte occasioni. Amare le conclusioni della Gdf di Vicenza: «Il sistema bancario non si è sempre dimostrato adeguatamente solerte nell'effettuare le prescritte segnalazioni di operazioni sospette, ovvero nel vigilare in misura efficace sulle operazioni per contanti, specie se effettuate per rilevanti importi e in banconote da 500 euro».

Nell'Eurozona, secondo la Banca centrale europea, a fronte di 814 miliardi in circolazione ad agosto 2010 il 34,89% degli euro immessi nel mercato era costituito da biglietti da 500, nonostante ben poche siano le persone che li maneggiano. Dal 2002 l'immissione delle banconote da 500 ha registrato una crescita annuale del 32%, consentendo di passare dai 31 miliardi complessivi di allora ai 284 miliardi attuali. Le banconote da 500 sono oggi uno degli strumenti preferiti per il riciclaggio del denaro sporco, anche perché in un pacchetto di sigarette si possono stipare banconote da 500 per 20mila euro. Una comune valigetta ne può contenere per un valore di sei milioni con un peso di pochi chilogrammi, mentre in una cassaforte di 45 centimetri potrebbero addirittura essere custoditi 10 milioni. Questo ha indotto il Regno Unito a vietare la distribuzione delle banconote da 500 euro nelle proprie banche.

La Guardia di finanza di Vicenza, agli ordini del colonnello Paolo Borrelli, dall'inizio dell'anno ha individuato, per esempio, transazioni finanziarie sospette per circa 36 milioni. La gran parte inseguendo le tracce dell'anomalo ricorso a banconote da 500 la cui peculiarità, nel giorno in cui si svolge il "no cash day", è particolarmente importante. Alla luce dell'allarme della Gdf, la Procura di Vicenza ha deciso di monitorare la circolazione delle banconote da 500 euro, di fatto utilizzate nei traffici illeciti e nel riciclaggio di denaro e non, invece, nelle transazioni regolari.

I casi emersi nell'ultima operazione della Gdf della città veneta sono significativi. Un pensionato che aveva versato sul proprio conto corrente 105mila euro con due sole operazioni in banconote da 500 euro non aveva destato sospetti alla banca e fatto scattare la segnalazione antiriciclaggio. E dire che il pensionato non aveva le capacità patrimoniali per far fronte a tali depositi. Se il deposito del pensionato era il provento della corruzione, commessa nell'esercizio delle proprie funzioni da un ex pubblico ufficiale – tratto in arresto nel corso delle indagini – in altri due casi si è riscontrato che i rapporti di conto corrente erano strumentali alle operazioni di frode all'Iva. Sul conto di un imprenditore indagato e arrestato, i finanzieri hanno rilevato ripetute operazioni di movimentazione di ingenti somme di denaro, anche in banconote da 500 – per lo più versate e contestualmente prelevate per contanti o girate all'estero con bonifici privi di plausibili descrizioni – non coerenti con il profilo economico/finanziario del cliente, che altro non rappresentavano se non la retrocessione in nero al cessionario dell'Iva non versata nelle frodi realizzate. In un altro istituto di credito è stato rilevato, invece, che alcuni imprenditori di Arzignano si sono rivolti a una filiale di un istituto bancario in un luogo lontano dalla zona di residenza e di attività – in provincia di Treviso – per il fatto che lì i controlli antiriciclaggio erano poco incisivi (sebbene non ci sia alcun diretto coinvolgimento degli impiegati nei reati contestati ai clienti).

L'ultimo caso riguarda il rapporto tra una quarta banca e un professionista, indagato per corruzione e arrestato. I finanzieri hanno riscontrato la presenza di un libretto nominativo, intestato al professionista con un saldo di due milioni, che è stato movimentato in forma anomala in almeno due distinte occasioni. Amare le conclusioni della Gdf di Vicenza: «Il sistema bancario non si è sempre dimostrato adeguatamente solerte nell'effettuare le prescritte segnalazioni di operazioni sospette, ovvero nel vigilare in misura efficace sulle operazioni per contanti, specie se effettuate per rilevanti importi e in banconote da 500 euro».

 

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