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Riciclaggio, c’è sempre il rischio

Il rischio zero in materia di antiriciclaggio non esiste. E dunque classificazioni sulla valutazione del rischio che riportino tale valore sono da modificare. È questo una delle osservazioni che il comitato di sicurezza finanziaria ha inviato nei giorni scorsi al consiglio nazionale dei dottori commercialisti sulle linee guida in materia di antiriciclaggio dell’organismo di autovalutazione. Un parere che approva il lavoro del consiglio nazionale in tema di antiriciclaggio subordinando, però, l’approvazione stessa all’adozione delle modifiche indicate nel documento esaminato da ItaliaOggi.

In primo luogo sulla valutazione del rischio i tecnici del comitato di sicurezza finanziaria evidenziano che il rischio antiriciclaggio debba essere sempre essere rilevato: «essendo esclusa dalla normativa in esame la possibilità di individuare in via automatica e preventiva fattispecie rispetto a cui operano sostanziali presunzioni di assenza di rischio di riciclaggio».

Non appare dunque in linea per il Csf «con le predette disposizioni l’individuazione di fattispecie per le quali sia del tutto omessa la valutazione del rischio effettivo».

Ecco dunque che si richiede di operare una modifica nei punti dove rispetto a determinate casistiche si riporta il rischio inerente pari a zero o nulla. Si tratta, ad esempio del caso dei membri del collegio sindacale, della predisposizione di interpelli con richiesta di chiarimenti interpretativi circa l’applicazione di norme, o dei cosiddetti ausiliari dei giudici (tra gli altri: curatore, commissario giudiziale, liquidatore di società nominato dal tribunale, commissario giudiziale nelle amministrazioni straordinarie, incarico di ausiliario del giudice incaricato di perizie e consulenze tecniche su incarico dell’autorità giudiziale in ambito civile).

Un altro punto su cui il documento richiama l’attenzione del consiglio nazionale dei dottori commercialisti è quello legato all’identificazione a distanza.

Il riferimento è quello normativo per cui si ritiene che l’identificazione si svolga in presenza del cliente.

L’identificazione a distanza, sebbene prevista da una direttiva Ue non compete però all’organismo di autoregolamentazione. È l’autorità di vigilanza semmai a dare con decreti ad hoc le indicazioni per rendere operativa la misura.

Anche in caso di adeguata verifica semplificata è da escludere l’elencazione di fattispecie che si presumono tout-court a basso rischio riciclaggio. Una verifica, in buona sostanza, va fatta perchè l’obiettivo che rimarca il documento è che esiste il «dovere per i soggetti obbligati di compiere una valutazione del rischio in concreto rilevato, con riferimento a tutti gli elementi oggettivi e soggettivi dell’operazione, ricostruibile ex post innanzi alle autorità tale da giustificare l’applicazione di misure semplificate di adeguata verifica».

Inoltre nell’identificazione del titolare effettivo, la consultazione del registro imprese (quando sarà predisposto) non è da considerarsi modalità che sostituisce l’adempimento a 360°. La consultazione è strumento a supporto e non a sostituzione dell’identificazione del titolare effettivo.

Infine sugli obblighi di conservazione i dottori commercialisti richiedono l’indicazione puntuale dei mezzi di pagamento utilizzati nelle operazioni mentre per il Csf tale indicazione può essere individuata in maniera più generalizzata.

Cristina Bartelli

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