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Riciclaggio anche versando denaro sporco

di Debora Alberici  

Giro di vite della Cassazione sul riciclaggio. Il reato sussiste anche nel caso in cui il denaro sporco venga depositato in banca. Infatti, per la punibilità, non è necessario che venga impedita la tracciabilità del percorso dei beni. È sufficiente che questa sia ostacolata.

Lo ha sancito la Suprema corte che, con la sentenza numero 26746 depositata il 7 luglio 2011, ha respinto il ricorso di due fratelli accusati di riciclaggio insieme al padre.

Il caso riguarda una maxi-inchiesta nella Capitale.

In seguito a un'indagine per numerose truffe a danno di enti pubblici il Gip aveva sequestrato a fratelli quasi due milioni di euro, perché sospettati di riciclaggio. Gli imputati erano stati accusati di aver riciclato denaro sporco (proventi delle truffe a danno dei palazzi romani), facendo dei versamenti in varie banche romane. Per il dissequestro di bei e soldi i due hanno presentato ricorso in Cassazione ma senza successo. infatti, rendendo definitiva la misura Piazza Cavour ha precisato che «riguardo alla dedotta non ipotizzabilità del reato di cui all'art. 648-bis c.p., in presenza di una completa tracciabilità dei flussi finanziari, si rileva come il riciclaggio si considera integrato anche nel caso in cui venga depositato in banca denaro di provenienza illecita, atteso che, stante la natura fungibile del bene, per il solo fatto dell'avvenuto deposito il denaro viene automaticamente sostituito, essendo l'istituto di credito obbligato a restituire al depositante il mero equivalente». Infatti, in tale fattispecie delittuosa non è necessario che sia «efficacemente impedita la tracciabilità del percorso dei beni, essendo sufficiente che essa sia anche solo ostacolata». E infatti in un'altra occasione il Collegio di legittimità sancì la sussistenza del reato di riciclaggio anche nella condotta di mero trasferimento del denaro di provenienza delittuosa da un conto corrente a un altro conto corrente di un diverso istituto bancario.

In questo caso il verdetto di condanna andava confermato a maggior ragione perché i due fratelli, con il deposito in diversi conti bancari, avevano senz'altro ostacolato la tracciabilità del percorso dei soldi.

Nell'udienza svoltasi al Palazzaccio lo scorso 6 aprile la Procura generale della Suprema corte ha chiesto al Collegio di legittimità di respingere tutti i motivi di ricorso presentati dalla difesa e quindi di confermare il sequestro di tutti i beni e conti dei fratelli.

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