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Richieste online (e 65 sterline) per rimanere dopo la Brexit

La Brexit pende come una spada di Damocle sul capo degli oltre 3 milioni di cittadini europei residenti nel Regno Unito: e fra di essi, circa 700 mila italiani. Avranno il diritto di restare a tempo indeterminato, dopo l’uscita di Londra dall’Unione europea, prevista per il 29 marzo dell’anno prossimo? E continueranno a godere degli stessi vantaggi attuali, come il lavoro e l’assistenza sanitaria?

Interrogativi e inquietudini che hanno agitato il sonno di molti. Ieri il governo di Londra ha provato a fornire una risposta, presentando il piano per regolarizzare i cittadini europei: si tratta al momento di una dichiarazione d’intenti, che verrà affinata e messa a punto in via definitiva durante l’estate, sulla base anche dei suggerimenti che arriveranno dai residenti comunitari.

Il principio di base è che tutti coloro che, al 31 dicembre del 2020, potranno dimostrare di aver vissuto per cinque anni nel Regno Unito, avranno la possibilità di chiedere lo status di «stabilito», che consentirà di rimanere a tempo indeterminato. Quelli che arriveranno entro il 31 dicembre del 2020 e non avranno ancora maturato i cinque anni, potranno chiedere lo status di «pre-stabilito», che consentirà di restare fino al raggiungimento dei cinque anni richiesti: dopo di che, occorrerà richiedere lo status di «stabilito».

Tutte queste persone continueranno a godere degli stessi diritti attuali in termini di sanità, pensioni e altri benefici. Inoltre, sarà possibile far venire in Gran Bretagna i congiunti (coniuge, figli, genitori, nonni), a condizione che la relazione di parentela sia pre-esistente al 31 dicembre 2020.

La procedura sarà semplice e sarà possibile fare tutto online: i portavoce governativi hanno sottolineato che ci sarà una «presunzione di assenso», ossia si punterà a garantire lo status di «stabilito» nel maggior numero di casi possibile, anziché scoraggiare i richiedenti. La pratica costerà 65 sterline (circa 75 euro, la metà per i minori di 16 anni) e ci sarà tempo per fare domanda fino al 30 giugno 2021: quindi non c’è nessuna ragione di precipitarsi, anche perché il meccanismo non sarà pienamente operativo che verso la fine di quest’anno.

Resta qualche perplessità: la procedura online potrebbe risultare ostica per gli anziani o per chi vive in comunità isolate, come le migliaia di est-europei che lavorano nelle campagne inglesi. Inoltre si stima che il ministero dell’Interno dovrò far fronte a 3,8 milioni di domande, il che vuol dire 4500 al giorno: riusciranno a reggere l’impatto?

Infine, c’è l’incognita dell’accordo finale sulla Brexit tra Londra e Bruxelles: in teoria, se i negoziati dovessero naufragare (il che non è escluso), nulla sarebbe più garantito. Ma il governo rimanda alle parole della premier Theresa May: nessun europeo, di quelli che sono già qui, sarà costretto ad andarsene.

Luigi Ippolito

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