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Richieste di gruppo circoscritte

Richieste di gruppo escluse per lo scudo fiscale, la voluntary e gli adempimenti in regola con il monitoraggio fiscale. Sono queste le delimitazioni individuate nell’accordo aggiuntivo dello scorso 14 marzo tra le competenti Autorità italiane e svizzere, finalizzato a rendere operativo lo scambio di informazioni attraverso «richieste di gruppo» in base all’art. 27 della Convenzione in vigore tra i due paesi (come novellato dal Protocollo del 23 febbraio 2015, si veda ItaliaOggi del 15/3/2017). In particolare, il nuovo accordo definisce una prima tipologia di «richieste di gruppo» che l’Italia potrà avanzare e alle quali la Confederazione Svizzera si impegna a rispondere, ovvero le richieste riguardanti i cosiddetti «correntisti recalcitranti». Si tratta di quei correntisti ai quali gli istituti elvetici, con modalità differenti da istituto a istituto, avevano a suo tempo inviato un invito a regolarizzare la propria posizione nei confronti del fisco italiano, oppure in alternativa ad autorizzare la comunicazione dei propri dati ai fini dello scambio di informazioni, arrivando in certi casi a minacciare il blocco dell’operatività dei conti o addirittura la chiusura del rapporto.

L’accordo ripercorre sostanzialmente i contenuti di una sentenza del tribunale Federale svizzero (la 2C_276/2016 del 16 settembre 2016), che ha riconosciuto l’ammissibilità di una richiesta analoga formulata dalle autorità fiscali olandesi, ritenendo che, pur non contenendo l’indicazione dei nominativi interessati, essa contenesse «elementi sufficienti» per la loro identificazione.

Per inquadrare la problematica è opportuno rammentare che gli accordi in materia di scambio di informazioni tra stati escludono quasi sempre la possibilità delle cosiddette «fishing expedition», e l’accordo tra Italia e Svizzera non fa eccezione: il Protocollo del 23 febbraio 2015 specifica infatti che «il riferimento a informazioni verosimilmente rilevanti» ha lo scopo di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio possibile, senza tuttavia consentire agli stati contraenti una ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (articolo II, lett. e-bis sub 3). Lo stesso articolo prevede che la condizione di «rilevanza» possa essere soddisfatta «in casi relativi aduna pluralità di contribuenti (identificati con il nome oppure altrimenti)», e da questo discende la necessità che le amministrazioni competenti concordino fra loro le categorie di richieste ammissibili e le relative caratteristiche tecniche e formali: l’accordo del 14 marzo scorso rientra in questa logica e, richiamando espressamente la sentenza del tribunale federale, definisce i termini operativi per la presentazione di richieste di questo genere e per le relative risposte.

L’Accordo prevede che le autorità elvetiche diano seguito, con riferimento al periodo compreso tra il 23 febbraio 2015 e il 31 dicembre 2016 (data di entrata in vigore dello scambio automatico di informazioni) alle richieste riguardanti i «correntisti recalcitranti», e specifica che questi ultimi sono coloro che presentano le seguenti caratteristiche:

1. aver intrattenuto uno o più rapporti presso intermediari svizzeri;

2. avere residenza fiscale in Italia (in base alla documentazione rilasciata all’intermediario)

3. aver ricevuto una lettera dell’intermediario svizzero che comunicava la chiusura forzata del rapporto in mancanza di un’autorizzazione alla comunicazione delle informazioni fiscali ai fini dell’accordo tra Ue e Svizzera sulla tassazione del risparmio, ovvero di una dimostrazione della regolarità fiscale del rapporto stesso;

4. non aver fornito all’intermediario svizzero, nonostante tale lettera, una sufficiente dimostrazione della regolarità fiscale del rapporto.

L’Accordo esclude espressamente dallo scambio di informazioni i rapporti:

1. rientranti nell’ambito dell’accordo sulla tassazione del risparmio tra Ue e Svizzera;

2. per i quali è stata rilasciata all’intermediario svizzero una autorizzazione alla comunicazione dei dati nell’ambito della procedura di «Voluntary Disclosure»;

3. che siano stati interamente oggetto di operazioni di «Scudo fiscale» e che siano stati oggetto di «rimpatrio giuridico»;

4. per i quali il contribuente abbia dimostrato alle Autorità fiscali elvetiche la regolarità fiscale in base alla normativa italiana, e in particolare ai fini del Quadro RW;

5. che siano stati oggetto di scambi di informazioni nell’ambito di precedenti procedure di assistenza amministrativa.

Giorgio D’Amico e Stefano Loconte

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