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Richiesta la massima prudenza nella distribuzione degli utili

Prudenza nella distribuzione degli utili. La disciplina dell’ex dl 119/2018, infatti, prevede specifici obblighi in caso di distribuzioni di utili derivanti dalla mancata svalutazione dei titoli iscritti nell’attivo circolante.

Nel documento interpretativo n. 3, l’Oic, stante la ratio della norma e l’origine degli utili (riconducibili a mancate svalutazioni derivanti dalla situazione di turbolenza dei mercati finanziari) nonché la natura temporanea della disposizione, raccomanda agli organi sociali l’utilizzo di particolare attenzione e prudenza alle politiche di destinazione degli utili. Tale indicazione, anche se non ribadita nell’ambito del documento interpretativo n. 4, appare decisamente ancora valida.

Sul piano soggettivo, va detto che, benché la norma riguardi le imprese del settore assicurativo e i soggetti di cui all’articolo 2-bis del dlgs 38/2005 (ossia quei soggetti che obbligati all’utilizzo degli Ias/Ifrs hanno scelto di applicare gli Oic dall’esercizio 2018), si ritiene che la stessa possa avere una portata generale.

Così, le imprese che si avvalgono della facoltà di non svalutare i titoli accantonano in una «riserva indisponibile» gli utili di ammontare corrispondente alla «differenza» tra i valori registrati in applicazione della deroga e i valori di mercato alla data di chiusura del periodo di riferimento, al netto del relativo onere fiscale. Nel caso in cui una società presenti un utile netto pari a 500, con un titolo da svalutare pari a 200, dovrebbe essere accantonato a riserva indisponibile un importo pari a 200.

In caso di utili di esercizio di importo «inferiore» a quello della suddetta differenza (ma anche in caso di perdita), la riserva è «integrata» utilizzando riserve di utili o altre riserve patrimoniali disponibili ovvero, in mancanza, mediante utili degli esercizi successivi.

Sul punto, Assonime (nella circolare 15/2019), ritenendo ancora valide le indicazioni fornite dal documento interpretativo n. 3, ha sottolineato che la facoltà di non svalutare i titoli non pregiudica «di per sé la distribuzione di utili». Si evidenzia che analoghi obblighi sono previsti anche per i soggetti Oic che, nel 2020, non effettuano l’integrale ammortamento annuo del costo delle immobilizzazioni materiali e immateriali.

Possibile anche una applicazione «parziale» della deroga. Sul punto, nel documento interpretativo n. 4, l’Oic ha ritenuto possibile applicare la deroga a tutti i titoli presenti nel portafoglio non immobilizzato, ovvero a specifici titoli ancorché emessi dal medesimo emittente ma di specie diversa. Tale scelta va comunque adeguatamente motivata nell’ambito della Nota integrativa specificando i criteri adottati nella individuazione dei titoli cui applicare la deroga.

Analogamente, nell’interpretativo n. 3, lo stesso organismo contabile riteneva possibile procedere all’applicazione della deroga solo per i titoli emessi da alcuni emittenti presenti nel portafoglio non immobilizzato, mantenendo invece l’ordinaria valutazione al minore tra costo d’iscrizione e valore espresso dall’andamento del mercato per altri titoli emessi da altri emittenti, ovvero per titoli emessi dal medesimo emittente ma di specie diversa, motivando adeguatamente la scelta effettuata.

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