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Richiamo Ue all’Italia: «sul debito progressi non sufficienti»

Come atteso, la Commissione europea ha inviato ieri una richiesta di chiarimenti al governo italiano per capire le ragioni del nuovo controverso aumento del debito pubblico tra il 2017 e il 2018. La missiva, indirizzata al ministro dell’Economia Giovanni Tria, è propedeutica a un rapporto sul debito che potrebbe essere pubblicato il prossimo 5 giugno. Cruciale sarà la risposta del governo italiano per evitare quanto possibile la mano pesante delle autorità comunitarie.

Nella lettera, un atto per lo più amministrativo, Bruxelles nota che il paese «non ha effettuato progressi sufficienti nel corso del 2018 per rispettare il criterio del debito». In questa ottica, chiede al governo di elencare i «fattori rilevanti» che spiegano questa situazione. Una risposta è attesa entro domani. Nella missiva, il vice presidente Valdis Dombrovskis e il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici confermano che l’esecutivo comunitario sta lavorando sulla preparazione di un rapporto sullo stato del debito.

È da notare che la lettera è stata firmata dall’autorità politica e inviata al ministro. In passato, ossia nell’autunno del 2018, la stessa missiva era stata inviata dal direttore generale per gli affari economici della Commissione europea, Marco Buti, e inviata alla sua controparte al Tesoro, Alessandro Rivera. La presa di posizione era attesa da tempo, inevitabile dopo che i dati di Eurostat hanno mostrato un aumento del debito, dal 131,4 nel 2017 al 132,2% del Pil nel 2018.

Il Tesoro ha già pronta una risposta di cui Bruxelles terrà conto in vista di un rapporto sul debito pubblico ex articolo 126/3 dei Trattati. Sarà importante nella relazione capire se l’esecutivo comunitario intende suggerire al Consiglio l’apertura di una clamorosa procedura per debito eccessivo, pur di assicurare la stabilità finanziaria della zona euro messa in dubbio dall’elevatissimo passivo italiano. Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, ieri il collegio dei commissari riunito come ogni mercoledì riteneva appropriato questo passo alla luce dei dati italiani.

La decisione finale dipenderà dal governo Conte e dalla risposta che darà alla Commissione europea. Se la risposta fosse di routine, ossia un elenco di meri fattori rilevanti relativi agli anni passati, il rischio che Bruxelles proponga una procedura è elevato. Se invece il ministro dell’Economia mettesse nero su bianco la promessa di una riduzione del deficit nel 2019, alla deriva rispetto agli impegni presi dello stesso governo Conte in dicembre, allora è probabile che l’esecutivo comunitario sarebbe pronto a rivedere la sua posizione.

Finora il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si è voluto comprensivo nei confronti dell’Italia, stretto tra il desiderio di rispettare il Patto di Stabilità e la paura di innervosire i mercati finanziari. Non si può escludere che continui ad esserlo, in cambio però di nuovi sforzi per rimettere in carreggiata i conti pubblici del 2019. Così è successo l’anno scorso quando il governo Conte accettò obtorto collo di rivedere le sue scelte di bilancio su pressione anche dei mercati finanziari. Peraltro, come non chiedersi se gli stessi membri del collegio candidati alla presidenza della Commissione, come la commissaria Margrethe Vestager o il vice presidente Frans Timmermans, non vogliano evitare contrasti troppo accesi con un governo che sarà chiamato nelle prossime settimane a selezionare il successore del presidente Juncker?

Le procedure comunitarie prevedono che il rapporto sul debito pubblico venga discusso dai governi a livello tecnico e poi successivamente dai ministri delle Finanze che prenderanno la decisione finale, possibilmente nella riunione ministeriale dell’8-9 luglio. In questo senso, al di là dall’opinione della Commissione del prossimo 5 giugno, il governo Conte ha qualche settimana di tempo per rivedere la sua politica economica e convincere i partner europei ad evitare una procedura, mai applicata finora, e nei fatti particolarmente lunga e invasiva.

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