Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il richiamo di Lagarde (Bce): niente ritardi sul Recovery plan

La devastazione della pandemia sull’occupazione sta in questi numeri dell’Inps: 662 mila posti di lavoro in meno in un anno, nonostante il blocco dei licenziamenti e 4 miliardi di ore di cassa integrazione autorizzate. Ma l’emergenza continua, mentre le vaccinazioni rallentano. Tanto che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ora non esclude che la cassa integrazione possa essere prorogata «fino in autunno». L’ipotesi è anticipata nella lettera che ieri ha inviato al vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis e al Commissario all’Economia Paolo Gentiloni, per spiegare la richiesta di un nuovo scostamento da 32 miliardi, approvato dal Parlamento. Lo scollamento serve per «un nuovo pacchetto di aiuti», che attutisca l’impatto delle misure anti-Covid e per «avere risorse sufficienti» se dovessero protrarsi «anche in primavera», scrive Gualtieri. Questo comporta un peggioramento dei conti pubblici: il disavanzo previsto per il 2021 sale all’8,8% del Pil dal 7,0% nel bilancio 2021, ma «il governo continua a mirare a un deficit del 4,7% nel 2022 e del 3,0% nel 2023». Con la promessa, assicura Gualtieri, di riportare il rapporto debito/Pil al livello del 2019 entro il 2030. Intanto a oggi il debito ha già raggiunto il 154,2% del Pil, solo la Grecia fa peggio.

Ma la situazione è drammatica, come segnalano gli ultimi numeri del lavoro. Dopo la ripresa estiva, l’Inps ha registrato un peggioramento, con l’arrivo della seconda ondata del virus. Le assunzioni nel settore privato nei primi dieci mesi del 2020 sono diminuite del 31%, a circa 4,3 milioni, rispetto allo stesso periodo del 2019, soprattutto a causa del calo dei contratti a termine. Le cessazioni in totale sono ammontate a quasi 4,7 milioni (-20%), con un saldo negativo per oltre 310 mila unità.

La crisi tocca l’intera zona euro. L’ultimo trimestre del 2020 si è chiuso con un declino dell’attività economica, che si trascinerà anche nel primo trimestre di quest’anno, mentre l’inflazione resta estremamente bassa, avverte la presidente della Bce, Christine Lagarde, dopo la prima riunione dell’anno di politica monetaria, che ha lasciato i tassi di interesse di riferimento invariati a zero e a -0,5% e ha confermato le misure di politica monetaria ultra accomodante, rafforzate un mese e mezzo fa, con l’aumento del programma di acquisto di titoli pandemici (Pepp) fino a 1.850 miliardi e l’estensione «almeno fino al marzo 2022». Ma ripete che la Bce è «pronta a usare tutti gli strumenti», se fosse necessario.

Domina «molta incertezza» e «i rischi restano al ribasso, anche se meno pronunciati», sostiene Lagarde. Sollecitando gli Stati a presentare alla Commissione i piani per i fondi. «Importante che il Next Generation — ha aggiunto — diventi operativo senza ritardi». Però fa preoccupare i mercati quando ribadisce che il Pepp «non deve essere usato del tutto», se non sarà necessario. «Ugualmente», potrebbe essere «ricalibrato», per mantenere «condizioni di finanziamento favorevoli». Il problema è capire in cosa consistano «condizioni di finanziamento favorevoli». La spiegazione, offerta da Lagarde — che la Bce ha «un approccio olistico» basato su indicatori molteplici, inclusi i corporate bond, il credito bancario e il rendimento dei titoli di Stato — non soddisfa. Le Borse europee cadono e i titoli di Stato arretrano, mentre l’euro tocca il massimo di giornata a 1,2173 sul dollaro.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

I gruppi controllati dal Tesoro e le utility locali pronti a presentarsi ai bandi del Recovery risp...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In risposta alle proteste dei sindacati, il governo ha aumentato la no tax area per i pensionati e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’attuale testo del Ddl di Bilancio 2022 prevede la proroga fino al 2025 del bonus investimenti i...

Oggi sulla stampa