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Ricevute di spedizione da allegare d’obbligo

In caso di notifica del ricorso o dell’appello a mezzo posta, il mancato deposito della ricevuta di spedizione in sede di costituzione in giudizio rende inammissibile il gravame; non rileva, a tal fine, l’eventuale produzione dell’avviso di ricevimento (che non è comunque equipollente alla ricevuta di spedizione) in una memoria successiva, posto che il predetto adempimento è previsto dall’articolo 22 del dlgs n. 546/92, a pena di inammissibilità, specificamente con riguardo alla costituzione in giudizio presso la commissione competente, da eseguirsi entro 30 giorni dalla notifica postale. Lo afferma la Corte di cassazione nell’ordinanza n. 6001/2018. Il collegio di legittimità ha rigettato il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate contro una sentenza della Ctr Calabria, confermando la decisione dell’organo regionale, pur correggendone la motivazione in maniera sostanziale. Il giudice d’appello aveva ritenuto inammissibile il gravame, proposto sempre dall’Agenzia delle entrate, stante il mancato deposito dell’avviso di ricevimento, comprovante la notifica eseguita nei confronti della controparte utilizzando il servizio postale. Nel ricorso per cassazione, invece, l’Ufficio rendeva noto di aver depositato, seppur in una memoria successiva alla costituzione in giudizio, l’avviso di ricevimento in questione. La Cassazione ha ritenuto irrilevante il deposito tardivo dell’avviso di ricevimento, confermando la decisione di inammissibilità dell’appello per una diversa ragione, incontestata dalle parti: il mancato deposito, in sede di costituzione in giudizio, della ricevuta di spedizione. Ciò perché, spiegano dal Palazzaccio, l’avviso di ricevimento non può mai ritenersi documento equipollente alla ricevuta di spedizione, unico atto attraverso cui è possibile verificare la tempestività della domanda giudiziale. Dunque, l’avviso di ricevimento non può mai «sostituire» la ricevuta di spedizione.Sotto altro profilo, poi, la Cassazione sottolinea che il deposito della ricevuta di spedizione debba necessariamente avvenire in sede di costituzione in giudizio, entro 30 giorni dalla notifica, così come previsto dall’articolo 22 del dlgs N.546/92 (richiamato dall’articolo 53 dello stesso decreto, per quanto riguarda il giudizio d’appello). Un’omissione del genere, pertanto, risulta insanabile da ogni successiva produzione, men che meno dell’avviso di ricevimento relativo alla raccomandata. Al rigetto del ricorso, ha fatto seguito una significativa condanna alle spese a carico della ricorrente amministrazione.

Benito Fuoco

( ) Con il primo motivo la ricorrente Amministrazione finanziaria denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 32 e 53, commi 2 e 3, e 22, comma 1, del dlgs n. 546/1992, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c., avendo la pronuncia impugnata dichiarato inammissibile l’appello proposto avverso la sentenza di primo grado dall’Amministrazione finanziaria sul presupposto che non fosse stato depositato l’avviso di ricevimento della raccomandata per mezzo della quale, avvalendosi del servizio postale, l’Agenzia delle entrate aveva notificato il ricorso in appello alla controparte, laddove detto avviso di ricevimento risultava essere stato prodotto in allegato alla memoria depositata nel corso del giudizio di appello. Sotto altro profilo, con il secondo motivo, la ricorrente Amministrazione finanziaria denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 22, comma 1 e 53, commi 2 e 3 in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c., osservando che, quand’anche detto avviso di ricevimento non fosse stato prodotto, la Ctr avrebbe dovuto fissare un termine all’Amministrazione per provvedere al relativo deposito ( ).

I due motivi ( ) sono manifestamente infondati, quantunque occorrendo provvedere alla correzione in diritto, ex art. 384, ultimo comma c.p.c., della sentenza impugnata. ( ) deve rilevarsi che -incontestato in fatto che, come specificamente dedotto dai controricorrenti, l’amministrazione appellante non ha deposito copia della ricevuta di spedizione dell’anzidetta raccomandata, quand’anche effettivamente prodotto l’avviso di ricevimento, il fatto che esso sia stato depositato unicamente con la memoria depositata in appello non salva il gravame dalla declaratoria d’inammissibilità, non sussistendo le condizioni alla stregua delle quali, secondo quanto chiarito da Cass. sez. unite 29 maggio 2017, n. 13452, la produzione dell’avviso di ricevimento, che, a tal fine deve essere necessariamente prodotto all’atto della costituzione in giudizio ( ) possa fungere da equipollente della ricevuta di spedizione quanto alla prova certa della data di spedizione, in relazione alla quale verificare la tempestività del proposto gravame. Ne consegue che il ricorso dell’Amministrazione ( ) non è in grado di sortire effetto pratico, sussistendo in ogni caso l’inammissibilità dell’appello ( ). Il ricorso principale deve essere dunque rigettato, al pari di quello incidentale adesivo proposto dall’agente della riscossione, per le medesime ragioni.

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