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Sei ricette per avviare il rilancio sostenibile dell’economia

Ma alla fine come saranno scelti i progetti che entreranno nel «Piano nazionale di ripresa e resilienza» che a gennaio l’Italia presenterà alla commissione europea per avere accesso ai Recovery fund e ai 209 miliardi che l’Italia potrebbe avere? L’intenzione del governo, dopo la pioggia di 577 progetti arrivati dai singoli ministeri, è quella di concentrare gli sforzi su pochi grandi progetti in modo da evitare di disperdere le risorse. Al di là delle intenzioni, però, alcuni paletti sono già stati piantati nel terreno. E le linee guida per la definizione del piano inviate al Parlamento da Palazzo Chigi, specie dopo l’ultima revisione, provano ad arginare il rischio che ognuno vada avanti per conto proprio, in ordine sparso. Il documento dice che i progetti devono avere un «impatto positivo su crescita del Pil potenziale e sull’occupazione». Che i «costi e gli impatti economici, ambientali e sociali» devono essere «quantificabili, motivati e ragionevoli». Aggiunge poi che «se integrano progetti esistenti, devono rafforzarli credibilmente». Mentre sono da scartare tutte quelle proposte che «non rispettano i criteri di sostenibilità». Stesso destino per i cosiddetti «progetti storici», che hanno «noti problemi di attuazione di difficile soluzione nel medio termine, pur avendo già avuto disponibilità di fondi». Una griglia di semafori verdi e rossi pensata proprio per stoppare il corposo capitolo di varie ed eventuali composto dalla proposte dei singoli ministeri arrivate nei giorni scorsi.

Ora che sono arrivate in Parlamento, le linee guida del governo potrebbero seguire tra Camera e Senato due iter diversi. A Montecitorio potrebbero partire dalla commissione Bilancio per poi approdare in Aula. A Palazzo Madama, invece, potrebbero andare direttamente in Assemblea. Non sono dettagli tecnici. Il timore del governo è che il Parlamento possa rallentare il percorso, con il rischio che l’arrivo delle altre linee guida, quelle della Commissione europea, metta in ombra il percorso fatto finora.

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