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Ricerca&sviluppo, aiuti elastici

Ricerca e sviluppo con credito d’imposta elastico. Chi non ha evidenziato i costi di ricerca nel bilancio del 2015 può comunque recuperarli ai fini dell’agevolazione. Inotre, il credito indebitamente utilizzato in compensazione può essere restituito senza sanzioni, semplicemente presentando apposita dichiarazione integrativa. Non solo. Il personale «non qualificato» può essere conteggiato ai fini del contributo a condizione che sia impiegato in attività connesse e coerenti con l’oggetto della ricerca. Queste sono le novità che emergono dalla circolare dell’Agenzia delle entrate n. 13 del 27 aprile 2017 avente a oggetto «Credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo – Novità introdotte dalla legge di Bilancio 2017 e ulteriori chiarimenti». Circolare che contiene altre importanti specificazioni: il contributo unico viene innalzato dal 25 al 50% e applicato sulla differenza di costi, considerando il solo ammontare, senza discriminare sulla tipologia delle spese considerate alla base del triennio precedente; sono esclusi ancora una volta i marchi dall’agevolazione, insieme a disegni e modelli; si apre la possibilità di fare il parere direttamente allo Sviluppo economico nei casi dubbi; il periodo di tempo entro il quale i soggetti interessati possono effettuare gli investimenti ammissibili all’agevolazione è stato esteso di un anno, quindi i periodi agevolati passano da cinque a sei.

Nessuna sanzione in caso di applicazioni difformi. Non è da escludere che in alcuni casi i contribuenti possano avere adottato soluzioni interpretative difformi da quelle indicate nella circolare, determinando il beneficio per il periodo di imposta 2015 in misura maggiore o minore rispetto a quella spettante. Nel caso del maggior credito, sempre che sia stato già utilizzato in compensazione a decorrere dal 2016, si ritiene configurabile l’esimente delle obiettive condizioni di incertezza interpretativa della norma e, pertanto, i contribuenti potranno regolarizzare la propria posizione secondo le ordinarie regole, senza sanzioni, provvedendo al versamento dell’importo del credito indebitamente utilizzato in compensazione e dei relativi interessi e presentando apposita dichiarazione integrativa. Nel caso di minor credito, ferma restando la possibilità per i contribuenti di utilizzare il maggior credito spettante secondo le ordinarie regole, sarà sufficiente presentare apposita dichiarazione integrativa a favore al fine di rettificare l’importo del credito indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta 2015.

Estensione alle imprese residenti. Estesa la platea dei beneficiari alle imprese residenti che svolgono attività di ricerca e sviluppo per conto di imprese committenti non residenti. La disposizione non solo si applica nell’ipotesi in cui le spese agevolabili siano sostenute dal soggetto residente per l’esecuzione di un contratto di ricerca stipulato con una controparte contrattuale indipendente, ma anche nell’ipotesi in cui il contratto sia stipulato con una parte correlata, nonché ovviamente nel caso in cui le spese agevolabili siano sostenute da una stabile organizzazione in Italia in esecuzione degli accordi intercorrenti con la casa madre estera.

Calcoli semplificati grazie all’aliquota unica. L’applicazione dell’aliquota unica del 50% alla spesa incrementale complessiva relativa a tutte le tipologie di investimenti ammissibili ha l’effetto di semplificare le modalità di calcolo dell’agevolazione, in quanto non sussiste più una differenziazione della misura del beneficio in funzione della diversa aliquota stabilita per tipologie di spese ammissibili. Una volta verificata l’esistenza della condizione relativa all’incrementalità della spesa complessiva, non sarà più necessario ripartire l’eccedenza tra i gruppi di spese, individuati in ragione della diversa aliquota del credito di imposta e stabilire incrementi e decrementi rispetto alla media degli investimenti pregressi riferibile al singolo gruppo di spese.

Personale tecnico ammesso se svolge attività di R&S. La circolare n. 5/E del 2106 fa riferimento alle spese per il personale «tecnico» nel considerare ammissibili, tra le spese per «competenze tecniche», anche i costi per il «personale non altamente qualificato». Pertanto, nella categoria di spese relative al «personale non altamente qualificato» sono ricompresi i costi del personale, non in possesso dei titoli di studio richiesti dalla norma, riferiti non solo ai «tecnici» in senso stretto, ma a tutto il personale che svolge attività connesse e coerenti con l’oggetto dell’attività di ricerca svolta. Grazie alla legge di Bilancio 2017 questa non è più un’interpretazione della circolare ma è stata disciplinata anche a livello normativo, visto che è stata eliminata la distinzione tra personale qualificato e non qualificato.

Conta la sostanza nei contratti di ricerca. La circolare conferma l’interpretazione sostanziale e non meramente formale del concetto di «contratto di ricerca». Ciò appare in linea con la circostanza che i contratti della specie sono contratti atipici, generalmente riconducibili allo schema negoziale dell’appalto o del contratto d’opera. Questo significa che la norma non impone una particolare forma di contratto ma è rilevante il fatto che l’attività oggetto del contratto sia riconducibile a quelle ammesse al credito d’imposta per R&S.

No al mark-up in caso di ricerca infra-gruppo. In caso di attività di R&S tra aziende infra-gruppo, per la determinazione del credito di imposta spettante, la società committente deve assumere non il corrispettivo contrattuale, comprensivo del mark-up, addebitatole dalla società commissionaria, ma la somma delle spese sostenute dalla commissionaria e ad essa ribaltate, nei limiti in cui le stesse siano riconducibili alle categorie di costi eleggibili. Questo perché, in questo caso, l’attività non è ritenuta come extra-muros bensì è assimilata ad attività intra-muros. Pertanto, ai fini della determinazione dell’agevolazione, la società committente deve considerare la somma dei costi addebitati dalla commissionaria riferibili esclusivamente alle categorie di costi eleggibili, escludendo dal computo i costi riaddebitati di natura diversa da quelli ammissibili.

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