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Riccometro con risposta-lampo

Per mettere a punto il nuovo Isee sono stati necessari circa due anni, in compenso per ottenerlo potrebbero essere sufficienti dieci giorni lavorativi. Entro due settimane dalla presentazione della richiesta, il cittadino dovrebbe ricevere una risposta dall’Inps e se così non avverrà potrà ricorrere all’autodichiarazione “totale” e ottenere una certificazione temporanea.
Dopo aver compilato la dichiarazione sostitutiva unica, il cittadino la presenta a un interlocutore “autorizzato” che può essere un Comune, un Caf, un’amministrazione pubblica che erogherà la prestazione agevolata, l’Inps per via telematica o tramite una sede territoriale. In cambio ottiene una ricevuta.
Da questo momento scatta il cronometro contro cui si deve misurare il nuovo sistema informatico di acquisizione, verifica ed elaborazione delle informazioni necessarie per stabilire l’Isee. Entro quattro giorni lavorativi dalla presentazione della Dsu, i dati devono essere trasmessi al sistema informativo dell’Inps. Entro altri 4 giorni lavorativi devono essere acquisiti i dati presenti nell’anagrafe tributaria e l’agenzia delle Entrate deve segnalare eventuali difformità delle informazioni in suo possesso rispetto a quelle autodichiarate. Altri due giorni lavorativi al massimo possono essere utilizzati dall’istituto di previdenza per elaborare l’Isee e metterlo a disposizione del cittadino tramite sito internet, email, sedi territoriali o gli altri soggetti dove è possibile presentare la domanda.
Se nel corso dei controlli l’Inps riscontra anomalie tra le informazioni autodichiarate e quelle presenti nei database dell’amministrazione, si può fare una nuova Dsu oppure il soggetto richiedente può «comunque richiedere l’attestazione realtiva alla dichiarazione presentata recante le omisioni o le difformità rilevate. Tale dichiarazione è valida ai fini dell’erogazione della prestazione, fatto salvo il diritto degli enti erogatori di richiedere idonea documentazione atta a dimostrare la completezza e veridicità dei dati indicati nella dichiarazione». In altre parole, anche se qualcosa non quadra, la certificazione Isee viene comunque rilasciata. Come precisato dal ministero del Lavoro contattato al riguardo, ciò significa che a fronte di situazioni anomale è «compito degli enti erogatori, titolari della prestazione e responsabili della spesa, verificare con un supplemento di istruttoria la veridicità della dichiarazione. E’ un diritto dell’ente, ma chiaramente si configura anche come un dovere, in quanto l’ente è responsabile della spesa. Queste dichiarazioni saranno comunque controllate puntualmente anche dopo, perché se non rettificate, verranno automaticamente inserite nelle liste selettive inviate all’attenzione della Guardia di finanza».
Invece se è il cittadino a ritenere che i valori acquisiti automaticamente dal sistema informativo non siano corretti, entro 10 giorni dal ricevimento dell’Isee, può autocertificare tali dati o presentare documenti che ne consentano l’aggiornamento. Tempi e modalità di rettifica dell’Isee a seguito di tali integrazioni verranno definiti da un provvedimento del ministero del Lavoro.
Qualora la procedura non rispetti i tempi previsti, c’è una “clausola di salvaguardia” per il richiedente. Infatti, trascorsi quindici giorni lavorativi dopo la presentazione della Dsu, il cittadino può procedere ad autodichiarare tutte le informazioni necessarie, a fronte delle quali viene rilasciata una dichiazione Isee temporanea che resta valida fino a che l’Inps completa i controlli e rilascia quella definitiva. Inoltre, se ci si trova nella situazione in cui il termine per la presentazione della richiesta di una prestazione agevolata è imminente, è sufficiente allegare alla relativa domanda la ricevuta rilasciata quando si presenta la Dsu. Sarà l’ente erogatore a recuperare successivamente l’Isee direttamente dall’Inps oppure a richiederlo al cittadino una volta che questi lo ha ottenuto.

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