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Una ricca agenda d’autunno

Il testo della riforma del processo penale, nella versione all’esame dell’Aula del Senato questa settimana (AS 2067), è «equilibrato. Non comprime garanzie e non interviene a senso unico. Possiamo ridiscutere alcuni temi prima del voto al Senato, ma ritengo che la riforma sia frutto di un approccio equilibrato al processo penale chiede sia agli avvocati che ai magistrati di rimettere in discussione i tempi del processo (per accelerarli, ndr)».
Sembra aprire a modifiche limitate il ministro guardasigilli Andrea Orlando con riguardo all’ampia riforma del processo penale, che tenta faticosamente il varo parlamentare. Il Governo l’aveva presentata nel dicembre 2014 ed è da un anno all’esame di Palazzo Madama, ostaggio di un complicato gioco di incastri politici, anche per aver «imbarcato» altri temi sensibili come quello delle intercettazioni (sui contenuti del testo in aula vedi ItaliaOggi del 5 agosto 2016). D’altra parte, neanche l’esame in aula si annuncia semplice, e in ambienti parlamentari si parla di fiducia. Anche sulla prescrizione, altro tema delicato che non riesce a trovare un assetto condiviso anche nella maggioranza (lo stesso relatore, Felice Casson Pd, ha presentato un emendamento per tutelare le vittime dei disastri ambientali e far scattare l’avvio del termine prescrittivo dal momento della segnalazione del decesso).

Il ministro ha parlato delle riforme in vista della ripresa post vacanze a Genova lo scorso 3 settembre, nell’incontro con le associazioni forensi organizzato in occasione della Festa dell’Unità (il video dell’intervento integrale su GiustiziaCaffè- Fb).
L’incontro ha promosso la ripresa della interlocuzione tra ministro e associazioni, dopo il «fermo biologico» (testuali parole del Guardasigilli) provocato da «vicende che vorrei non si ripetessero», riferendosi ai ricorsi amministrativi sui testi dei decreti ministeriali prima discussi ai tavoli ministeriali e poi «contraddetti» anche utilizzando i ricorsi giurisdizionali (vedi oltre su specializzazioni e elezioni Consigli degli Ordini).

E nell’occasione si è fatto il punto sull’agenda di autunno del Ministero.

Senz’altro vi è il percorso parlamentare del decreto legge del 30 agosto sulle misure di riorganizzazione degli uffici di Cassazione e di merito e sul Pat che ha appena iniziato il suo iter in commissione giustizia alla Camera dei deputati (AC 4025) e sul quale, per grandi linee, già si registra la contrarietà di Associazione nazionale magistrati e la condivisione di Consiglio nazionale forense.

Oltre ai due «temi» parlamentari sopraccitati, il Guardasigilli ha esposto l’agenda ministeriale, annunciando l’appello al Consiglio di Stato contro la sentenza Tar, promossa da un ricorso «inspiegabile», che ha congelato le specializzazioni forensi. «Il ricorso sul decreto è stato un danno per l’Avvocatura; non vorrei che si riaprisse il tema della valutazione delle prestazioni professionali forensi solo in termine di costi/tariffe», ha avvisato, invitando anche a riflettere sul tema delle società di capitali (il ddl Concorrenza è all’ordine del giorno dell’aula in Senato). «Abbiamo detto no all’Europa su tante questioni. Ma credo che questo sia un tema difficile da lasciare fuori dalla porta a meno di voler perdere questa battaglia. Piuttosto lavoriamo sui paletti necessari».

Quanto alla questione, aperta ormai da mesi, delle regole elettorali per la elezione dei Consigli degli ordini, il Guardasigilli ha illustrato la sua visione sulla vocazione «politica» delle istituzioni forensi: «I Coa non sono organi di governo che ragionano in termini di maggioranza e opposizione precostituite. Il voto dovrebbe esprimersi sulla base della fiducia che ogni elettore ripone nel collega candidato non per voto a strascico sulle liste e mi preoccupa l’idea che non si riesca a concepire la stabilità degli ordini se non con la pre costituzione di maggioranza e opposizione. In ogni caso ho tenuto conto delle osservazioni delle rappresentanze istituzionali, che hanno indicato il tetto di 1/3 dei voti per lista». Nulla sui tempi dell’intervento normativo.

Piuttosto Orlando ha richiamato due temi che gli stanno a cuore: quello della sinteticità degli atti processuali (con l’obiettivo di stabilizzare in norme alcuni criteri); e quello della giurisdizionalizzazione. «Il ruolo degli Ordini è fondamentale in questa partita, perché possono assolvere ad un compito culturale e operativo. Si pensi alla soluzione delle crisi bancarie (ormai un tema sensibile per il Pd, con i tanti risparmiatori coinvolti ndr)».

Orlando ha già aperto il cantiere della «dimensione sociale» dell’avvocatura, con un sensibilità particolare per le donne professioniste e per gli avvocati giovani: «studiare regole per disciplinare la figura del legale, per così dire, parasubordinato non assimilabile né al libero professionista né al lavoratore dipendente; e introdurre il principio dell’equo compenso».

Claudia Morelli

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