Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ricavi in nero per pochi

I maggiori redditi accertati a una società in accomandita semplice per ricavi «in nero» non possono essere imputati e tassati automaticamente in capo al socio accomandante. Costui, infatti, è estraneo alla gestione societaria, con la conseguenza che non può rispondere, neppure pro quota, di maggiori utili formatisi in un momento «parallelo» (e occulto) della vita d’impresa, a cui egli non ha accesso. L’attribuzione dei maggiori redditi in capo al socio accomandante, dunque, è subordinata alla dimostrazione, a onere dell’ente accertatore, di un effettivo coinvolgimento dello stesso nei fatti intimi societari, tale da supportare la presunzione di percezione degli utili extrabilancio. Sono i principi che si leggono nella sentenza n. 5107/09/15 della Ctr di Roma. La vertenza trattata dal giudice capitolino riguardava l’avviso di accertamento emesso nei confronti del socio accomandante di una sas, a sua volta destinataria di una rettifica fiscale. Ai sensi dell’articolo 5 del dpr 917/86, infatti, i redditi prodotti dalle società di persone «sono imputati a ciascun socio proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili». Ragion per cui, quando l’Agenzia delle entrate emette un accertamento nei confronti della società, la tassazione diretta delle maggiori imposte avviene, per imputazione automatica, in capo ai soci. La Ctr di Roma, nella pronuncia in commento, mette in discussione tale impostazione, limitatamente alla posizione assunta dai soci accomandanti. Gli accomandanti, spiega il collegio, sono strutturalmente esclusi dalla gestione, per natura giuridica del rapporto societario stesso. Gli utili extra bilancio, si formano in un momento «intimo» della vita societaria e sono frutto di una gestione parallela a cui l’accomandante è, di norma, estraneo. Di conseguenza, deve escludersi in linea di principio la possibilità di imputare automaticamente al socio accomandante le conseguenze fiscali derivanti da un comportamento di cui egli non è responsabile e, soprattutto, a cui lo stesso non partecipato affatto. In effetti, il socio accomandante, secondo lo schema delineato dalla normativa civilistica, non partecipa alla gestione attiva della società, «residuando a quest’ultimo solamente il diritto a ricevere comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite, al fine di effettuare gli opportuni controlli». Di contro, per coinvolgere il socio accomandante nella ripresa fiscale, è necessario che l’accertamento personale rivolto a costui contenga «una motivazione autonoma e completa, che ne avvalori il coinvolgimento nei fatti intimi societari e supporti la presunzione di percezione degli utili extra».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa