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Ricapitalizzazione alla resa dei conti

Una doccia gelata sull’Alitalia. I vertici e gli azionisti italiani della compagnia sono stati raggelati dalla comunicazione che Air France-Klm non sottoscriverà la sua quota nell’aumento di capitale di 300 milioni di euro. Dopo la proroga al 27 novembre del termine per partecipare all’operazione, l’a.d. Gabriele Del Torchio e molti soci erano convinti che ci fossero ancora margini di trattativa.
Sulla richiesta dei francesi di ristrutturazione del debito e in particolare di quello verso le banche (813 milioni al 30 giugno), si era già registrata un’indisponibilità delle banche a fare sacrifici. Prima della ricapitalizzazione Intesa Sanpaolo aveva crediti verso Alitalia per 250 milioni, UniCredit per circa 180 milioni.
Adesso si ragiona su quanti soldi possono entrare in cassa nella ricapitalizzazione. Per ora ci sono 136 milioni, già versati da quattro soci (Benetton, Colaninno e Intesa hanno messo 65 milioni, si è aggiunto Davide Maccagnani con 6 milioni) e dalle due banche come anticipo della garanzia sull’inoptato (Intesa e Unicredit hanno messo 65 milioni). Le due banche hanno garantito un inoptato fino a 100 milioni, possono mettere altri 35 milioni. Si attende la mossa delle Poste, che devono essere autorizzate dal ministero dell’Economia, per questo ci dovrà essere un’assemblea degli azionisti, a versare i 75 milioni cui si sono impegnate con una lettera di garanzia, però «subordinata all’approvazione dei propri organi deliberanti».
L’impegno dovrebbe essere confermato, tuttavia il no dei francesi potrebbe sollevare degli interrogativi. Anche perché, a differenza del premier Enrico Letta, il ministro Fabrizio Saccomanni era riluttante a far intervenire una società pubblica nel salvataggio di Alitalia. «È urgente che il ministro Saccomanni chiarisca al Parlamento quale sia il ruolo di Poste nella compagnia e quali condizioni sono state poste per la partecipazione», ha chiesto la deputata del Pd Lorenza Bonaccorsi.
La ricapitalizzazione è valida se si raggiungono almeno 240 milioni. Perché questo obiettivo venga centrato è decisiva l’adesione delle Poste. Pochi altri soci, secondo voci, potrebbero aderire alla ricapitalizzazione.
Il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, ha detto ieri: «In base alla situazione esistente è evidente che il primo candidato ad essere partner di Alitalia sia Air France, ma se si ritira si aprirebbe una gara che può essere interessante perché ci sono sicuramente delle compagnie europee e non che possono essere molto interessate ad Alitalia. Finché non si è chiarito il problema di Air France, queste trattative non possono nemmeno essere iniziate». Secondo il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, «ora sarà possibile effettivamente, per la società innanzitutto e il governo per quanto gli compete, avviare la ricerca di un altro vettore internazionale interessato a forte partnership con Alitalia».
Nei commenti viene sottovalutato (o si ignora) che Air France-Klm resta un alleato industriale e commerciale di Alitalia, in base all’accordo «firmato nel 2009 per un periodo di otto anni», come ha ricordato ieri il vettore franco-olandese. Ci sono molte operazioni congiunte (con un beneficio economico soprattutto per Air France) che non si potrebbero smontare in poco tempo qualora Alitalia volesse dare disdetta all’accordo (con penale) per scegliere un altro partner. Air France-Klm ha detto ieri che è «impegnata a rimanere un partner leale e serio di Alitalia, nella continuità dell’ampia alleanza industriale che è in corso». Anche questo è un fatto di cui si dovrà tener conto.

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