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Ricambio ai vertici delle aziende di Stato

Le candidature sono state ufficializzate poco prima delle 21, dopo un ultimo serrato confronto di quattro ore tra il premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Renzi aveva incontrato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e dopo l’annuncio delle liste ha visto Silvio Berlusconi.
Degli uscenti viene confermato solo il presidente di Finmeccanica, Gianni De Gennaro. L’ex capo della polizia ed ex sottosegretario ai servizi segreti del governo Monti è stato nominato il 4 luglio 2013 dal governo Letta e, forte anche del sostegno del Quirinale, non ha avuto rivali in questa tornata.
Tutti a casa i vertici precedenti, in larga parte nominati dal governo Berlusconi nel 2005, in particolare Paolo Scaroni a.d. dell’Eni e Fulvio Conti a.d. dell’Enel. Sono i due manager più potenti nella galassia pubblica. Scaroni ieri sera è stato ricevuto dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, prima che il governo annunciasse le candidature ai nuovi consigli di amministrazione, che saranno nominati dalle assemblee degli azionisti il mese prossimo.
Congedato anche Massimo Sarmi, che era a.d. delle Poste dal 2002, arrivò con il sostegno di Gianfranco Fini dopo il passaggio di Corrado Passera a Banca Intesa. Con il governo Letta Sarmi ha fatto una scelta che sembrava assicurargli la conferma: ha accettato, dopo il diniego di altre aziende pubbliche, di versare 75 milioni nel piano di salvataggio dell’Alitalia. Ma l’arrivo di Renzi ha scompaginato i suoi piani. Secondo alcune fonti Sarmi potrebbe essere ricollocato nel cda dell’Alitalia se andrà in porto l’accordo con Etihad, per ora solo ipotesi. In uscita anche Giovanni Ialongo, arrivato sei anni fa alla presidenza di Poste con l’appoggio della Cisl.
I nuovi vertici di Terna saranno annunciati a giorni, dopo la riunione del cda della Cassa depositi e prestiti, che detiene la quota pubblica del 30%: escono di scena dopo nove anni l’a.d. Flavio Cattaneo e il presidente Luigi Roth. Terna è la società pubblica quotata con i migliori risultati economici e in Borsa, ma la regola del ricambio scatterà anche per loro. Per la presidenza si fa il nome di Catia Bastioli, a.d. di Novamont, per la carica di a.d. alcune candidature interne, tra cui il d.g. Gianni Armani e il d.g. della Cdp Matteo Del Fante, potrebbero prevalere su Aldo Chiarini, a.d. di Gaz de France Italia.
Le posizioni più importanti e delicate, all’Eni e all’Enel, vengono ricoperte da manager di riconosciuta esperienza che saranno chiamati a rilanciare due gruppi dai risultati un po’ appannati negli ultimi anni. Claudio Descalzi, candidato nuovo a.d. dell’Eni, è nato nel 1955 ed è direttore generale del settore esplorazione e produzione dell’Eni, con uno stipendio di 2,87 milioni lordi nel 2013, ampiamente inferiore a quello dell’a.d. uscente Scaroni (5,8 milioni). Francesco Starace, nato nel 1955, arrivato all’Enel nel 2000 ha guidato con successo lo sviluppo nelle energie alternative e rinnovabili, come a.d. di Enel Green Power, stipendio di 1,5 milioni lordi nel 2012. Nella nuova carica di a.d. dell’Enel a Starace viene chiesto, anche dal mondo degli investitori, di attuare una diversa strategia che consenta all’Enel di superare il problema principale, l’elevato indebitamento ereditato con una campagna acquisizioni. Il suo arrivo potrebbe innescare cambiamenti nella struttura centrale dell’Enel.
Alla presidenza dell’Enel era destinata Luisa Todini, ma sono state sollevate eccezioni di compatibilità per posibili conflitti d’interessi con appalti ricevuti dall’ex azienda di costruzioni di famiglia, la Todini confluita in Salini Impregilo. Così l’imprenditrice nata a Perugia nel 1966 ed ex europdeputata di Forza Italia è stata dirottata alla presidenza di Poste. È nel cda della Rai dal 2012 designata dal Pdl. All’Enel è arrivata così Patrizia Grieco, già indicata per un incarico di vertice in società pubbliche. Grieco, classe 1952, è presidente di Olivetti ed ex a.d. di Italtel. La nuova presidente dell’Eni, Emma Marcegaglia, è stata la prima donna presidente della Confindustria, è nata a Mantova nel 1965 ed è amministratore delegato dell’azienda siderurgica di famiglia, anche se la guida operativa è nelle mani del fratello Antonio. Il gruppo è stato fornitore del gruppo Eni.
Nel confronto finale tra Renzi e Padoan è stato affrontato il passaggio più delicato, quello di Moretti che dal 2006 guida le Fs a Finmeccanica, al posto di Alessandro Pansa. L’uscita di Moretti, protagonista della recente polemica contro il tetto agli stipendi dei manager pubblici (843mila euro lordi il suo stipendio annuo), priva le Fs di una guida forte e questo potrebbe avvantaggiare Italo, il concorrente della società Ntv che ha tra gli azionisti e fondatori Diego Della Valle, sostenitore di Renzi.
Nel colloqui Renzi-Padoan si è parlato anche della sostituzione di Moretti alle Fs, tra le ipotesi la nomina di Pietro Ciucci, ora all’Anas, ma Moretti ha consigliato un interno come Michele Mario Elia. Renzi ha stoppato anche la proposta di nominare Domenico Arcuri, a.d. di Invitalia, alla guida di Finmeccanica o Terna, una candidatura spinta da Massimo D’Alema e Gianni Letta che Padoan sembrava sostenere.

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