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Ricalcolo a ostacoli per l’acconto

La determinazione dei versamenti d’imposta da eseguire in queste settimane verrà ricordata (Imu a parte) per il problema degli acconti delle imposte dirette. Sono molteplici, infatti, le disposizioni che costringono il contribuente a ragionare diversamente sugli anticipi d’imposta 2012 rispetto a quanto fatto per i saldi 2011. In pochi casi (si veda la tabella qui a fianco) si tratta di opportunità al ribasso. Nella maggior parte delle ipotesi il legislatore ha previsto che alcuni aggravi decorrenti dal periodo d’imposta in corso fossero già anticipati in sede di acconto, incrementando – accanto alle inevitabili complicazioni – il disagio in termini finanziari dei contribuenti (unica eccezione, l’Ivie, la patrimoniale sugli immobili all’estero, e l’Ivafe, l’imposta sulle attività finanziarie estere, tributi per i quali non sono previsti acconti).
Non stupisce, quindi, che spesso i contribuenti preferiscano pagare con il ravvedimento operoso, piuttosto che anticipare somme onerose, calcolate forzatamente in modo impreciso e che magari, a consuntivo, potrebbero rivelarsi non dovute. Anche per questo, in non pochi casi l’agenzia delle Entrate, con i chiarimenti diffusi in questi giorni, ha concesso di integrare il minor acconto versato in occasione della prima rata, per la differenza dovuta alle novità, al momento del versamento della seconda (30 novembre), senza sanzioni ma con interessi al 4% annuo.
Possiamo distinguere tre categorie di situazioni. La prima riguarda la possibilità (e non l’obbligo) che il contribuente ha di avventurarsi nel calcolo previsionale per tenere conto di norme di favore introdotte dal 2012. È il caso della deduzione analitica dalle imposte sui redditi del 100% dell’Irap versata sul costo del lavoro (che si aggiunge a quella forfettaria del 10% in caso di oneri finanziari), oppure delle maggiori deduzioni riconosciute in ambito Irap per ridurre il cosiddetto “cuneo fiscale”. In entrambi i casi, l’articolo 2 del Dl 201/2011 prevede il beneficio dal 2012 (anche se si potrà presentare istanza di rimborso sul passato per la deduzione Ires/Irpef), ma nulla vieta, applicando l’acconto previsionale, di considerare già oggi il minor onere impositivo derivante da queste disposizioni. Stessa cosa può fare, in ambito Irpef, chi possiede nel 2012 immobili non locati assoggettati a Imu (terreni, per il reddito dominicale, e fabbricati, anche a uso promiscuo: circolare 3/DF/2012). Ci sono poi alcune rideterminazioni obbligatorie che non consentono proroghe non sanzionate. L’acconto “storico” va obbligatoriamente rideterminato sin dalla prima scadenza dalle società cooperative, a cui si applica la “stretta” sugli utili d’imposta dall’articolo 2 del Dl 138/2011, e dalle imprese che partecipano al contratto di rete (Dl 78/2010), il cui beneficio è “spendibile” solo al momento del saldo.
Infine, c’è la terza categoria, che riguarda, in prima battuta, le imprese interessate dalla concessione in godimento di beni ai soci o ai familiari a un corrispettivo inferiore al valore normale e i titolari di immobili di interesse storico-artistico. In questo caso, l’aggravio può essere facoltativamente rinviato a novembre con la sola penalizzazione degli interessi al 4% annuo. Per i beni ai soci, il maggior termine potrebbe essere utilizzato per regolarizzare la situazione colpita dal legislatore.
Discorso a parte meritano le società di comodo, che subiscono, a partire dagli acconti, sia un aggravio di aliquota (dal 27,5% al 38%) che riguarda i soggetti Ires – anche quelli “non operativi” per effetto dei mancati ricavi – sia una nuova modalità d’ingresso nella disciplina penalizzante, basata sui risultati sfavorevoli dell’ultimo triennio. Per queste società, l’esatta determinazione dell’acconto 2012 passa, dapprima, attraverso l’attento esame delle possibile cause di esclusione (articolo 30) o di disapplicazione (provvedimento 11 giugno) dalla disciplina, per poi, se il “test” è negativo, concretizzarsi nella redazione di un’istanza di interpello disapplicativo fondata su cause oggettive. La presentazione di questa istanza (in tempo utile perché i 90 giorni a disposizione della Dre scadano prima del 30 novembre) consente di spostare il problema al secondo acconto, quando la società conoscerà il parere dell’Agenzia sulla situazione prospettata.

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