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Tribunali paralizzati per carenza di personale, interviene Mattarella

ROMA.
E oggi la «gravissima situazione » del personale amministrativo che paralizza la giustizia — denunciata dal procuratore di Torino Armando Spataro — sarà sul tavolo del presidente della Repubblica e del Csm Sergio Mattarella. E domani su quello del ministro della Giustizia Andrea Orlando. A portarcela sarà il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, che ha ricevuto la lettera di Spataro dal Guardasigilli e ha subito accolto l’appello-denuncia dopo averne parlato con i capi della Cassazione Gianni Canzio e Pasquale Ciccolo. Lo stesso Csm — le commissione sesta (Riforme) e settima (Organizzazione degli uffici) con i rispettivi presidentiLuca Palamara e Francesco Cananzi — presenterà la prossima settimana una risoluzione da inviare a Orlando. Legnini avrebbe voluto approvarla già ieri come prova di pieno appoggio a Spataro e «al problema dei problemi della giustizia», ma ha prevalso l’esigenza di approfondimento.
La lettera di Spataro ha dominato la giornata al Csm nelle stesse ore il cui il procuratore la presentava con il presidente dell’Ordine degli avvocati di Torino Mario Napoli e quello della Camera penale Roberto Trinchero. Ieri si sarebbe parlato solo di questo al Csm se, verso le 19, non fosse arrivata una stoccata, poi seccamente smentita, di Pier Camillo Davigo, il presidente dell’Anm, che a Milano, secondo le agenzie di stampa, avrebbe fatto una battuta polemica sul Csm: «Le nomine non convergono sul candidato migliore, ma temo che la prassi sia quella di uno a te, uno a me e uno a lui, che è una cosa orribile». Davigo, che sul Csm ha fatto buona parte della campagna elettorale per l’Anm come leader del gruppo Autonomia e indipendenza, chiede «la massima trasparenza perché è al buio che avvengono le porcherie e i baratti». Immediato l’allarme di Legnini, lunga riunione nel suo ufficio dove spicca il telefono rosso che lo mette in contatto diretto col capo dello Stato. Ma Davigo smentisce tutto con un «quelle dichiarazioni non sono vere». E i componenti della giunta Anm che erano con lui confermano la sua versione. Ma dal Csm, dove raccontano di un Legnini furibondo, arriva lo stesso una replica a Davigo per dire che «se le sue parole fossero vere sarebbe gravi, scomposte e sorprendenti, getterebbero discredito sulla magistratura e offenderebbero gli stessi magistrati meritevoli di guidare gli uffici, tra cui Davigo, solo qualche giorno fa nominato presidente di sezione della Cassazione». Insomma, “in cauda venenum”.
Dopo il botta-risposta, si può tornare a concentrarsi sul «problema numero uno», sulla «priorità delle priorità per far funzionare la giustizia in Italia», come stigmatizza Legnini. «Un problema non più rinviabile, di cui sono consapevoli tutti i capi degli uffici e tutti quanti noi, ma anche lo stesso Guardasigilli che da un anno si è speso per introdurre nella macchina della giustizia 4mila persone in mobilità». Sono le unità di cui parla di nuovo Orlando, ieri in missione in Lussemburgo, anche lui pronto a sottoscrivere l’allarme di Spataro perché «è vero che da un ventennio non si fanno assunzioni per la giustizia». Aggiunge il ministro: «Io e il governo siamo consapevoli di questo dato». Un dato inequivocabile, «i concorsi che non si fanno da quasi vent’anni» come ricorda Spataro.
Ma proprio sulle assunzioni va registrata una polemica a distanza tra Spataro e Matteo Renzi. Il procuratore di Torino racconta ai cronisti torinesi quanto sia rimasto colpito nel sentire il premier, durante una puntata di Che tempo che fa di Fabio Fazio, dire «abbiamo fatto le assunzioni». Pronta la sua replica: «Con tutto il rispetto, affermazioni così categoriche e sotto forma di messaggio non sono sufficienti. Di quali assunzioni si parli io non lo so».
È un fatto che la lettera di Spataro sortisce un indiscutibile successo anche tra i colleghi. Lui è subissato di mail, sms, telefonate. Messaggi come quello del procuratore di Modena Lucia Musti, «anche noi siamo alla frutta, a volte mi sento umiliata a lavorare così». O del procuratore di Firenze Giovanni Creazzo, per cui «la carenza di cancellieri è sotto gli occhi di tutti». O il ricordo di Lucio Aschettino, al Csm per Area: «Quando Orlando era responsabile Giustizia venne a Napoli e chiese a noi magistrati “qual è il vostro più grande desiderio?” e io risposi “avere 5 cancellieri coi quali in tre anni potrei azzerare i 3mila processi pendenti al tribunale di Nola». Lo stesso Canzio, il presidente della Cassazione, ricorda che nel suo ufficio la scopertura raggiunge il 30% e che la preoccupazione è forte in vista del referendum, poiché i 5 comitati hanno preannunciato 500mila firme ciascuno da controllare entro metà agosto. Per questo anche Canzio domani vede Orlando.
Liana Milella
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