Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ribaltone a Veneto Banca. La presidenza ad Ambrosini

Ribaltone a Veneto Banca. Quanto non è riuscito alla Popolare di Vicenza si realizza nell’assemblea dell’altra ex cooperativa creditizia del Nordest. Al compimento della decima ora di assise al PalaExpo di Marghera, il voto dell’assemblea trancia i fili più evidenti con il passato: con il 57,9% dei voti — contro il 37,1 — il rinnovo del consiglio di amministrazione premia la lista di minoranza, presentata da due organizzazioni di soci e manda a casa quella che vedeva schierati gli amministratori uscenti. Il torinese Stefano Ambrosini è il nuovo presidente, primo non veneto nella storia dell’istituto di Montebelluna, segno evidente di una discontinuità a lungo invocata anche dalle autorità di vigilanza, che ora sta iniziando a trovare conforto nei fatti.

Il 37% dei voti — 7 mila i soci presenti, in rappresentanza del 32% del capitale — vale comunque due posti nel prossimo cda e così con l’amministratore delegato uscente, Cristiano Carrus, continuerà a sedere nella stanza dei bottoni l’ex presidente Pierluigi Bolla, che nei giorni scorsi aveva attaccato senza mezze misure la lista concorrente. Bolla, consigliere ai tempi delle contestate gestioni Consoli-Trinca, è stato assessore regionale al turismo nella prima giunta guidata da Giancarlo Galan. Industriale del vino, come l’ex presidente della Vicenza Gianni Zonin, Bolla è entrato in corsa a sostituire Francesco Favotto nell’autunno scorso, ma ieri non è riuscito a convincere i soci della sua volontà di rinnovamento.

Per la banca è un punto di svolta, soprattutto alla vigilia di un aumento di capitale da un miliardo di euro che il consiglio — secondo le indicazioni della Consob lette in assemblea — dovrà analizzare nella prima riunione, entro giovedì prossimo.

Una giornata estenuante, l’ha definita alla fine Ambrosini, vissuta a lungo sul filo della minacciata impugnazione. Lontana dall’essere un esempio di trasparenza e di programmazione, l’assemblea ha visto di tutto, dalle poesie alla doppia votazione sulla riduzione del numero dei consiglieri, in fine fissato in 14. Carrus, in quasi un’ora d’intervento, ha ricordato le criticità della banca e la quasi totale dipendenza da un percorso già segnato: aumento di capitale, quotazione in Borsa, ricerca di un partner. «Quella che ho trovato — ha sottolineato Carrus, a tratti urlando la sua ira — non era più una banca del territorio. Era una banca dove le acquisizioni avevano raddoppiato l’importo dei crediti deteriorati».

Ora Veneto Banca volta pagina. Ma resta l’incognita dell’azione di responsabilità verso i precedenti amministratori. Ambrosini è stato chiaro: «Chi sbaglia paga». Ma l’azione non è partita ieri perché, ha sottolineato il neopresidente, non essendo all’ordine del giorno era a rischio di legittimità. «Serve un mese, un mese e mezzo, per un supplemento di indagine. Ma non guarderemo in faccia a nessuno». Dopo dieci ore, va bene anche così.

Stefano Righi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa